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Ho consultato il dizionario
sulla parola progresso ed ho letto: progresso, sostantivo maschile dal latino
Progressus, sviluppare per gradi - avanzare – progredire: la malattia
stessa progredisce.
Penso che per quanto il
progresso possa essere fertile, l’immaginazione sia sempre diversa
dall’immaginato soprattutto per gli effetti imponderabili.
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Ricordo gli anni della mia
infanzia quando fantasticavo con i miei amichetti sulle invenzioni che si
sarebbero realizzate nel duemila: ero un giovanetto con i capelli
impomatati di brillantina e come gli altri miei amici fumavo di nascosto
qualche sigaretta al mentolo; già questo mi faceva sentire in sintonia con
il radioso progresso che si annunciava.
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Oggi però l’ottimismo di quei
giorni mi appare se non svanito perlomeno offuscato, ho capito che le cose
sono diverse da quel che possono sembrare, il progresso può essere come la
luna che mostra una sola faccia illuminata e suadente ma ne nasconde
un’altra spesso gravida d’incognite. Un primo riscontro che tutti abbiamo
sotto gli occhi, è la macchina che ci porta comodamente a destra e a manca
e che anche tanto velocemente ci ha divisi; la macchina è un abitacolo a
causa del quale non riusciamo a comunicare se non con il clacson
l’insofferenza per la guida altrui o peggio ancora con prepotenza.
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Spesso spostandomi in
bicicletta, mi sorprendo a fischiettare o canticchiare, gli automobilisti mi
guardano
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indifferenti. Anch’io li
guardo o meglio li osservo e scopro i loro visi spenti. Altri invece, sono
in tensione perché devono spostarsi velocemente chissà verso quali
incombenze. Eppure questo nostro correre, questo nostro affannarsi invece
di alleviarci dagli impegni ci fa incontrare altre sottili servitù. Anche
perché il tempo non basta mai, si scappa velocemente anche dalla compagnia
di un amico con una formula ricorrente “devo correre, devo andare”.
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Le biotecnologie, la genetica
saranno il futuro che ci attendiamo? Voglio essere ottimista, lo spero. E la multi medialità, il telefonino, i
viaggi, il computer saranno ausili che miglioreranno i rapporti con gli altri
o ci isoleranno ancora di più rendendo ancora una volta più marcati il
deterioramento il crescendo di ansie, il vuoto interiore, le fobie, la
depressione e la solitudine? Mi piace pensare a quando i nostri progenitori
che certamente ignoravano la parola progresso incominciarono ad inoltrarsi su
questa via piantando le prime sementi di cereali, intuendo l’utilità della
fionda e dalla freccia per procacciarsi la selvaggina.
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Da quei tempi remoti l’uomo
ha fatto passi da gigante trovando però da pagare un conto altrettanto
gigantesco quali l’inquinamento dell’aria e dell’acqua i cibi impoveriti se
non snaturati dai processi di lavorazione gli ortaggi e la frutta che con
l’ausilio di generose concimazioni provenienti da sintesi chimica e
trattamenti antiparassitari arrivano sulle nostre tavole come potenziali
killer silenziosi; vediamo continuamente alla televisione spiagge invase
dal petrolio fiumi avvelenati dal cianuro, fughe radioattive da centrali
atomiche o dallo scoppio di ordigni all’uranio impoverito (vedi la recente
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guerra del Kosovo); a metterli
tutti insieme questi problemi fanno davvero paura ma mi auguro che l’uomo si
ravveda e cambi rotta lasciando alla natura il tempo di auto ripristinarsi.
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Spesso faccio visita
all’amico Evaristo che abita in un angolo verde e tranquillo della nostra
provincia: quasi ogni volta gli chiedo di lasciarmi attraversare il suo
prato per visita a delle splendide acacie che levano al cielo poderosi
rami, come braccia benedicenti l’oriente ed il sole levante. Ne assaporo lo
spirito con reverenza ed umiltà perché la natura ti avvicina all’armonia
cosmica, lo scopriamo anche con le piccole cose come quando sbucciando un
mandarino se ne apprezza la fragranza che sprigiona, o il profumo di un
tiglio in fiore. Sta dunque a noi progredire.
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Viviamo progredendo; progredire
è anche pensare, ma anche levarsi al mattino, aprire il balcone ed ammirare
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le linee lontane dei monti o
un passero che saltella a qualche metro di distanza. Possono sembrare
piccole cose ma molte volte l’uomo per ritrovarsi ne ha bisogno, (le cose
più “in” ci fanno perdere la misura) e la vita anziché il vissuto si
trasforma in una commedia con tanti piccoli e ridicoli attorucoli.
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Il sommo Giuseppe Verdi soleva
dire: “torniamo all’antico e sarà un progresso”. Non aveva tutti i torti
Verdi. Certamente si riferiva alla musica ma noi dobbiamo valutare in che
modo ci poniamo a fronte di tante allettanti lusinghe di sirene incantatrici,
che vendendoci informazioni distorte badano unicamente ad un unico
obbiettivo: il loro profitto.
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