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Risveglio

 

 

 

 

UNA STRANA ESPERIENZA…

 

 

 

 

Viviamo sopra un piccolo sasso, la terra, che gira più o meno a caso in uno sterminato universo.

 

Di questa immensità abbiamo scoperto molto, dicono che sia grande almeno 15 miliardi di anni luce. Significa che se ora, per ipotesi ne occupiamo il centro, dovremmo viaggiare per almeno 7/8 miliardi di anni alla velocità della luce (300.000 chilometri al secondo) per poterne raggiungere i confini in qualsiasi direzione si volesse iniziare questo fantastico viaggio.

 

Simili grandezze sono difficili da comprendere ed ancora più difficile è ipotizzare un qualche modo fisico, un mezzo materiale, che ci consenta di percorrerle, considerando che la vita media di un individuo sano supera raramente i 100 anni, almeno per ora.

 

Ma anche un soggetto così longevo, se partisse al momento della nascita ad una simile velocità e corresse per tutta la vita come un fotone, non riuscirebbe a percorrere più di 933.420.000.000.000 chilometri. Praticamente non ce la farebbe nemmeno ad uscire fuori dalla nostra galassia, la Via Lattea.

 

All’età di 4 anni non sarebbe nemmeno in grado mandarci una cartolina da Alpha Centauri, poiché non  ha ancora imparato a leggere e a scrivere.

 

Dimensioni così eccezionali non prevedono dunque alcuna possibilità di esplorazione fisica. Possiamo affidarci solamente ad altre vie, ognuno immagini quella che vuole, per cercare di capire il mistero delle stelle. Mi piace pensare che un giorno perso il peso del corpo, volerò anch’io lassù, come hanno fatto già in molti, in ogni tempo e da altri mondi. Senza più limiti, libero tra i liberi, compreso tra i compresi. Forse nella nuova entità non ricorderò o non avrò voglia di ricordare questo piccolo pianeta dove ho vissuto, e questi esseri, fratelli e sorelle di un viaggio, che pure mi hanno dato tante emozioni, o forse si?

 

In un mondo senza più tempo, dove passato e futuro sono presente, ci sarà ancora nostalgia di una vita passata? Ora come ora mi piace pensare che sarà così e che nonostante tutto sarò in grado di percepire l’amore delle persone che mi sono care ed anche di ricambiarlo, in qualche modo.

 

Ma come, mica gli si potrà telefonare? Quando sarà il momento si vedrà. Intanto penso che qualcuno stia facendo quello che farei io, e cerco di aprire la mente per “sentire”.

 

E’ solo una “possibilità”.

 

A questo proposito ricordo una esperienza della lontana gioventù.

 

Eravamo ospiti di una serata, cinque in tutto, di una nobile e gentile signora, in un paese medioevale delle colline intorno a Conegliano.

 

Una gustosa cena, una discreta musica, i divani, il chiacchierio convenevole…

 

Il tempo sfilava piacevole e distratto, la mente in cose vicine e lontane. Ad un certo punto una delle ragazze del gruppo si alzò per versarsi da bere. Tornò subito a sedersi accavallando elegantemente le gambe ma visibilmente seccata, in silenzio.

 

C’è qualcosa che non va? Chiese qualcuno…

 

Ma, non so, disse lei, è che parliamo sempre tra di noi delle stesse cose futili, non mi interessano molto…

 

Oh, ecco la signora filosofa, replicò qualcuno scherzosamente!

 

Forse, preferisce altri interlocutori più di spirito, disse qualcun’altro!

 

Forse preferisce proprio gli spiriti, ma non è possibile, aggiunsi sghignazzando, sentendomi in quel momento solamente un freddo razionalista…

 

Vi prego di non scherzare su queste cose, intervenne autoritariamente la padrona di casa, siamo in un antico castello…

 

Scoppiò una risata generale, tutti l’avevamo presa come una battuta.

 

Lei attese severa ed immobile che l’ultimo eco si perdesse da solo tra le ampie volte del soffitto, poi dopo alcuni lunghissimi istanti di silenzio che sembrarono eterni, , disse seccamente…

 

Non stavo scherzando, qui gli spiriti ci sono davvero!

 

Soffocai a stento goffamente, per rispetto, una nuova sonora risata…

 

E sono pronta a dimostrarvelo, continuò… Anche subito!

 

A quel punto era di nuovo calato un profondo silenzio, si alzò in piedi e l’ampia gonna del suo vestito lungo andò subito a posto, percorse l’intero salone… Si sentiva solamente risuonare il rumore dei tacchi sul pavimento… Fece una breve telefonata e tornò a sedersi al suo posto dicendo… Viene subito!

 

Nessuno ebbe più il coraggio di parlare, era calata una strana atmosfera, di aspettativa e di curiosità.

Dopo circa 20 minuti arrivò quella che ci fu presentata come una medium e subito dopo, senza altri convenevoli, ci fece sedere attorno ad un tavolo circolare…

 

Anche se non ci credete, disse, vi prego di non pensare a nulla e di stare rilassati nel corpo ma concentrati nella mente, che sia libera, al resto penserò io…

 

Le assicurammo tutti che avremmo fatto così, anche se, a me sinceramente scappava ancora un po’ da ridere, ma decisi di stare al gioco. Qualsiasi cosa sarebbe successo, in fin dei conti, sarebbe stata bella da raccontare al prossimo salotto…

 

Accese una candela e dispose al centro della tavola uno strano foglio di carta con delle lettere sparse qui e li. Poi armeggiando dentro la borsetta cercò e trovò un piccolo bicchiere… Lo pose capovolto sopra il curioso foglio.

 

Stette in silenzio alcuni istanti e poi… Come ti chiami?

 

Il piccolo bicchiere si mosse dapprima lentamente, poi sempre più velocemente, toccando alcune lettere in successione…

 

Non credevo ai miei occhi! Cercai comunque di comporre mentalmente e di seguire quella serie di parole…

 

V-E-R-D-I-A-N-A

 

Dove sei?

 

A-S-P-R-A     S-A-B-B-I-A

 

Dove eri?

 

V-E-N-E-ZIA 1587 NON POSSO PIU’ USCIRE, PORTA CHIUSA, ADDIO ABITO SAN MARCO AL NUMERO…

 

Annotai frettolosamente quel numero su un pezzo di carta, quasi meccanicamente.

 

Dopo i saluti, alla fine della serata, stavo riaccompagnando a casa in macchina gli amici e naturalmente correvano tra di noi i più svariati commenti…

 

Sarà vero, disse ad un certo punto l’amica seriosa che aveva provocato il tutto?

 

Non resta che controllare! Le risposi…

 

Ti ricordi il numero?

 

Le porsi sorridendo il bigliettino, mentre imboccavo l’autostrada per Venezia.

 

Arrivammo nel cuore della notte, a quell’ora Venezia è veramente magica. In giro non c’era nessuno cui chiedere, ma arrivammo senza sbagliare, quasi subito al sestriere di San Marco e cominciammo a controllare i numeri civici. Questa fu un’impresa non facile, poi finalmente in una calle stretta, la serie giusta, in crescendo… ..21, ..22, ..23, ...24, ..26! Mancava il ..25, inutile cercarlo altrove, non c’era proprio! Al suo posto una porta murata, chissà da quanto tempo. Mi direte che a Venezia i civici saltati e chiusi per varie esigenze, non sono poi una rarità e se ne trovano anzi frequentemente, non sono una sorpresa… Però, prima di venire via da lì sentii un brivido e nella calle stretta soffiò un refolo di vento fresco, toccai quel muro… E tutti insieme, allo stesso tempo, con molta commozione… Ciao Verdiana!

 

 

 

 

 

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