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IL RUMORE DEL SILENZIO

 

 

 

 

Il rumore del silenzio.

 

In una certa epoca della mia vita frequentai per un po’ di tempo un locale vicino a casa e siccome era anche vicino all’università dove studiavo, ci andavo spesso.

 

Era quasi inevitabile, passandoci davanti, resistere al richiamo di quella vecchia osteria di quartiere, con i suoi odori e i suoi rumori. Il fumo denso e acre, il vociare degli avventori, i manicaretti che si rosolavano sopra il fuoco della cucina economica ed il grande bancone pieno di ogni ben di dio.

 

Mi piaceva sprofondarmi nel Gazzettino, prestando una distratta attenzione a tutto quello che si diceva intorno, come se la mente si spostasse lentamente attratta di volta in volta con curiosità, da un infuocato discorso di politica ad una discussione sul gioco del pallone. La lasciavo andare liberamente in ogni angolo del locale, dal tavolo della briscola alla piccola veranda dove sostavano di solito gli operai, con i bicchieri in mano.

 

La vivacità non mancava mai e ciò mi sembrava piacevole.

 

Seduto in disparte, per conto suo, c’era sempre un curioso vecchietto taciturno. Non rivolgeva mai la parola a nessuno, né dimostrava di gradire che qualcuno lo facesse nei suoi confronti. Non leggeva, non giocava a carte e mi ci volle del tempo per riuscire a percepire anche quella silenziosa presenza. Dopo un po’ ci feci l’abitudine e lo considerai parte della scena, con scarso interesse visto che non mi comunicava nulla in nessun modo.

 

Per festeggiare un esame fatto bene pensai di fare una bella girata in moto e poi, naturalmente, all’osteria a pagare da bere a tutti. L’entusiasmo (o il destino) mi portarono casualmente a dirigermi verso un’avventura incredibile. E’ un posto poco conosciuto, se vi dico che si tratta del passo 5 croci, probabilmente non significa nulla. Una strada difficile e piena di insidie sale fino ad oltre 2000 metri. Sentivo benissimo il rombo rassicurante del motore ed ancora meglio il pulsare allegro del cuore che spingeva euforicamente la vita nelle vene.

 

Una emozione dopo l’altra, una curva dopo l’altra, arrivai in cima, i totale solitudine… Girai la chiavetta e spensi la moto, guardandomi intorno contento. Fu proprio in quel momento che provai per un attimo una emozione, mai sentita prima di allora. La mente non usava più i 5 sensi, non vedeva lo stupendo panorama, non sentiva i profumi della montagna… Percepiva completamente quell’unico profondo, incredibile silenzio, in totale serenità. Ebbi la sensazione di esistere e non esistere allo stesso tempo.

 

Non vedevo l’ora di tornare e raccontarlo a tutti, anche se non capivo bene cosa era successo, proprio perché speravo che qualcuno mi spiegasse.

 

Dentro l’osteria, mi prestarono attenzione, ma dimostravano anche di non capire, forse perché non erano ben disposti ed io mi spiegavo male. Stavano per tornare ai loro interessi, guardandomi come si guarda un matto, quando lo strano vecchietto si alzò...

 

Puntando il dito, parlò per la prima volta ad alta voce e disse, tu… tu hai sentito… il rumore del silenzio!

 

Allora capii, e nel silenzio che era entrato nel locale, capirono anche tutti gli altri...

 

 

 

 

 

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