Centro Naturalista Italiano

 

 

 

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Risveglio

 

 

 

FILOSOFIA DELLA MEDITAZIONE

 

 

 

 

 

Pratico più o meno assiduamente la meditazione da circa 30 anni.

 

 

 

 

 


Non mi ero mai chiesto però, se oltre ad un inequivocabile benessere psicologico ed umorale, questa producesse anche effetti fisiologici nel corpo.

 

Scoprii quasi per caso che la scienza, nel secolo scorso si era occupata in diverse occasioni di questo argomento. Gli studi più famosi sono quelli di Wallace e Benson,

ma molti altri uomini e donne di ricerca, hanno prodotto risultati interessanti.

 

In pratica si è dimostrato dal punto di vista strettamente clinico, che la meditazione costituisce uno stato di coscienza ben individuato e diverso da tutti quelli già noti e contemplati, come ad esempio il sonno e la veglia. Esiste insomma anche uno “stato meditativo”.

 

La condizione psicologica e fisiologica che si instaura in soggetti che praticano regolarmente la meditazione, porta l’organismo in una situazione che si può definire “ipo-metabolica”.

 

Durante la seduta meditativa si riscontra che il consumo di ossigeno nei tessuti cala drasticamente, riducendosi mediamente del 17%. Analogamente, più o meno della stessa percentuale, diminuisce anche l’eliminazione dell’anidride carbonica.

 

 

 

 

 


La velocità respiratoria scende, nel periodo meditativo, ad un ritmo di 3 respiri al minuto, mentre la pressione sia diastolica che sistolica, non mostrano segni significativi di alterazione.

 

Il dato più consistente riguarda la concentrazione del lattato, prodotto dal metabolismo

cellulare, che passa da un valore normale medio di 13.7 mg/dl a 4.85, e dopo la pratica continua a diminuire per alcuni minuti. Ciò non può non impressionare, se si considera che in un soggetto a totale riposo, anche da lungo tempo, questo non risulta quasi mai inferiore a 5.7.

 

Sembra quasi che durante la meditazione il corpo rallenti notevolmente ogni sua attività. Ci sarebbe ora da aspettarsi che anche la funzione cerebrale facesse altrettanto. I risultati elettroencefalografici, invece dimostrano incredibilmente il contrario. Gli studi effettuati su volontari praticanti, registrano un incremento dell’attenzione, il meditante è perfettamente cosciente e controlla questa attività.

 

 

 

 

 

 


Confrontando i tracciati ECG ottenuti da uno stato normale, di sonno, di meditante, di eccitazione e di attenzione, essi appaiono diversi. In particolare muta il ritmo del flusso di onde alfa, provenienti dalle zone frontali e centrali del cervello in modo tale da dimostrare, in conclusione, che molto probabilmente i soggetti meditanti godono del loro benessere in stato di perfetta coscienza.

 

Questa invidiabile condizione non è stranamente, al contrario di quello che si può pensare, difficilmente riproducibile:  risulta anzi, facilmente accessibile a chiunque… Basta provare.

 

Ricordo che qualche anno fa, la mia azienda promosse tra i dipendenti dei test psico-attitudinali, col chiaro intento di ottenere delle valutazioni per ricollocare il personale nel giusto ruolo di merito o di demerito.

 

Con questa impostazione tutti fecero del loro meglio, o almeno tentarono…

 

Una delle prove che non superò nessuno, fu quella di rimanere seduti per cinque minuti al centro di una stanza con gli occhi chiusi, mentre tutti gli altri attorno osservavano.

 

Questo ci dà l’idea di quanto siamo costantemente “nervosi” ed attenti a ciò che ci capita attorno. Milioni di messaggi e di informazioni giungono ogni istante al nostro cervello, che le deve elaborare chimicamente in pochi istanti per dare delle risposte. Provate a chiudere gli occhi per meno di un secondo (non di più), quando guidate la macchina, per rendervi conto di quanti dati sono richiesti dall’istinto di sopravvivenza, in tempi brevissimi.

 

Anche se non ne siamo consapevoli, la nostra mente lavora in continuazione.

 

 

 

 

 

 


È il così detto “stress” della vita quotidiana e sembra che non esista modo di potergli sfuggire. Quando ci accorgiamo che non basta più una bella dormita per rimettere a posto tutto, invece di ricorrere alle pillole, ricordiamoci che esiste anche un’altra possibilità: venti minuti di meditazione possono assumere talvolta anche un particolare significato terapeutico… E senza danni collaterali.

 

 

 

 

 

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