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BENESSERE DEL CORPO

E DELLO SPIRITO

 

 

 

 

Cosa sia il corpo lo sappiamo benissimo, tutti ne possediamo uno.

 

Impariamo ad usarlo fin da piccoli e crescendo ne scopriamo le funzionalità. Se ne abbiamo buona cura durerà a lungo e ci darà molte soddisfazioni. Il corpo ci permette di salire  sui monti, osservare un tramonto, gustare una bella cena, fare del sesso… Ma vi siete mai chiesti a cosa servono e dove vanno a finire queste emozioni? Non vi sembra troppo poco affermare semplicemente che vengono trasformate in ricordi, dalla chimica del cervello?

 

Di solito siamo propensi a ricevere solo benefici dal nostro corpo, gli facciamo fare di tutto pur di riempirci di piaceri, ma nello stesso tempo lui lavora, suda e si consuma lentamente.

 

Mentre è chiaro a questo punto quale sia lo strumento del nostro piacere ( o dispiacere, per chi lo usa male ) non è chiaro ancora lo scopo e soprattutto il contenitore del prodotto di questo “vivere”.

 

Qualcuno lo chiama spirito, qualcun altro anima, ma mi piace meglio usare il termine di “essere spirituale”. Ognuno di noi ne ha uno, anche se nella frenesia della vita quotidiana, prende il sopravvento la fisicità con le sue esigenze.

 

Definire cosa sia l’essere spirituale è impresa difficile. A volte, in rari momenti particolari se ne avverte la presenza, ne percepiamo l’esistenza, ci sentiamo noi stessi, in perfetta armonia.

 

Abbiamo fatto tutti l’esperienza di questa meravigliosa sensazione almeno una volta nella vita.

 

Questa prezioso senso di equilibrio non dura però a lungo, almeno per un tempo sufficiente da permetterci di osservarlo, comprenderlo e la capacità di riprodurlo volontariamente è quasi impossibile. Sembra così volatile e spontaneo, inafferrabile. Eppure ne abbiamo per così dire coscienza, almeno per un po’.

 

L’unica cosa che avevo capito, ad un certo punto della vita era che esistevano queste due entità, intimamente legate dentro di noi, essere corporeo ed essere spirituale, ma mentre di uno conoscevo quasi tutto, dell’altro sapevo pochissimo. Con freddo razionalismo mi chiedevo dove e in quale parte del corpo fosse residente l’essere spirituale.

 

Un giorno posi la domanda ad un maestro buddista, con quella tipica aspettativa che abbiamo noi occidentali di avere risposte concrete, immediate e scientificamente provate. Parlando proprio dell’essere spirituale, chiesi ad un certo punto dove secondo lui si trovava…

 

“ Si trova qui e ora” … Rispose sorridendo…

 

Stavo per replicare quando mi invitò al silenzio. Fece un cenno di sedere davanti a lui e di stare fermo.

 

Dopo un tempo che sembrava interminabile, ma erano in realtà passati solo pochi minuti, percosse la ciotola che aveva davanti facendone uscire un suono dolcissimo e prolungato…

 

“Ascolta, disse, dove finisce il suono della campana… Lì c’è il tuo essere spirituale”…

 

Molto spesso il nostro essere spirituale interviene sul corpo senza la mediazione della coscienza, scaricandovi tensioni incontrollate, e il corpo reagisce come può e come sa, soffrendo, contraendosi, emettendo umori. Ciò è conosciuto come somatizzazione ed è dotata di un grande potere.

 

Adesso che lo sappiamo, impariamo ad usarla anche bene, somatizzando invece del nostro malessere, il nostro benessere.

 

A questo corpo che ci permette di gustare tante cose belle, proviamo almeno a restituirne una parte con la mente e a volergli un po’ di bene, con una saggia e corretta alimentazione ed una giusta dose di movimento e di riposo.

 

Siamo così disponibili di atteggiamenti benevoli con gli estranei, i clienti, gli amici, perché non esserlo anche con noi stessi?

 

Una delle vie che consente di comprendere, perseguire e mantenere il giusto equilibrio tra essere spirituale ed essere corporeo ritengo sia quella della pratica meditativa, ma di questo parleremo la prossima volta.

 

 

 

 

 

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