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Fin dai tempi, oramai purtroppo lontani, dell’università, sono sempre rimasto affascinato ed attratto dal mondo dell’informatica.

 

All’epoca, eravamo agli inizi degli anni ’70, ero già al 5° anno di medicina. Quella scienza era allora molto indietro rispetto a quella di oggi. Basti pensare che non esistevano gli apparecchi per le ecografie e le tac. Per fare diagnosi di calcoli alla colecisti ci si basava sulle indicazioni sintomatiche e sulla colecistografia. Un esame che prevedeva l’assunzione di pericolosi mezzi di contrasto ed una opportuna “preparazione” del paziente. La terapia era poi solamente chirurgica, un intervento mica da poco che prevedeva oltretutto, una lunga degenza riparativa e riabilitativa.

 

I rimedi di oggi, li conosciamo tutti, sono molto più semplici ed assai meno invasivi, non dico piacevoli, ma neppure così fastidiosi.

 

La scienza medica ha insomma molto progredito, a lunghi passi, decisivi per renderci la vita facile e molto più lunga.

 

Questo progresso non può non stupire concretamente. Ma ancorché veloce, non è nemmeno paragonabile alle accelerazioni quotidiane del mondo dell’informatica.

 

Quanti di noi avevano a casa un accesso internet 10 anni fa o un telefono portatile in tasca? E… Stiamo parlando del 1996!

 

Uno dei miei sogni universitari era quello di creare il modello matematico della cellula. Gli strumenti erano quello che erano, ma i sogni si sa com’è… Spingono avanti i progetti più impossibili. Ne  parlai con alcuni colleghi di ingegneria che aderirono con entusiasmo. Ma mentre dal punto di vista istologico, e sulle dinamiche chimiche e biochimiche i dati che potevo fornire erano già allora qualcosa di significativo, era molto carente la possibilità di elaborare informazioni.

 

L’Istituto “Paolotti” disponeva dei più potenti calcolatori elettronici dell’epoca. I linguaggi di programmazione (altro che Visual Basic, C++, Pyton ecc.), erano il Kompass e il Fortran. Per risolvere anche la più semplice equazione, bisognava perforare centinaia di schede, poi si portavano ai bidelli della facoltà, che avevano l’incarico di introdurle nel “mostro”. Dopo un paio di giorni si passava a ritirare i tabulati. Se c’era un errore, bisognava individuarlo e correggerlo, riperforare e sostituire le schede sbagliate e ripetere la procedura… Missione impossibile? Niente affatto! Ma non è questa la storia che vi voglio raccontare, bensì quella molto più interessante, delle carriere degli altri due colleghi di studio. Lavorano oggi entrambi come ricercatori rispettivamente alla Stanford University di Palo Alto, in California l’uno ed alla NASA l’altro.

 

Da Padova, passarono dopo robuste selezioni alla Normale di Pisa e prima della fine del corso di studi, furono contattati dalle Istituzioni dove sono ancora impiegati a tutt’oggi. In pratica si può capire come le più evolute organizzazioni degli Stati Uniti, tengono sotto controllo ogni elemento valido delle migliori università del mondo, da almeno 50 anni, con lo scopo di accaparrasi i servigi dei migliori cervelli del pianeta e trasformarli in scienziati. In ciò non vedo nulla di male, mi pare anzi una ottima strategia.

 

Con me non si sono fatti vivi. Evidentemente la scienza medica non interessa a queste metodiche di ricerca, oppure avevano già disponibile un buon numero di medici. Io stesso ho abbandonato quel settore spontaneamente, dando altre direzioni ai miei studi. Posso dire oggi, senza falsa modestia, di essere considerato un valido programmatore informatico, ma non mi aspetto più nessuna chiamata, l’età ha la sua importanza… Cercano solo gente giovane, disponibile quindi per tempi lunghi di proficuo lavoro. Quando “entro” alla NASA, non è per essere assunto, ma rischio la prigione, emozionante, vero?

 

Ogni tanto, guardo fuori dalla finestra che si intravede dietro gli schermi dei numerosi computer che utilizzo quotidianamente e considero “le mie creature”, curioso di vedere se arrivano rettori con la toga o degli uomini con gli occhiali scuri ed il “gnocco” sotto l’ascella. Strano modo di vivere diversamente le stesse carriere, separate distintamente, come lo sono il bene ed il male. Ma chi è il bene e chi è il male? Non so davvero, dipende dai punti di vista, ovviamente, come sempre esistono delle ottime ragioni da entrambe le parti.

 

Qualche volta ci si rivede, con i vecchi amici. L’ultima è stata a Venezia, dove uno dei due teneva una conferenza sulla trasmissione satellitare. Una buona occasione anche per cenare assieme e rinverdire le storie personali. Si preferì un locale alternativo, dove si andava spesso ai bei tempi della gioventù e dove non ci sono tavoli appartati, ci si siede dove capita, tutti assieme. E’ un posto piacevole, con buona cucina e buona musica dal vivo, in calle della Misericordia, si chiama Paradiso Perduto (nome molto significativo).

 

Ci sistemammo dove si poteva, in un tavolino da 4, dove era già seduta una interessante ragazza, che poi si presentò come appassionata di cultura orientale.

 

I discorsi filarono per un po’.  Poi, senza resistere alla tentazione dei confronti tra i due mondi, i miei amici a turno, si esibirono negli elogi del modello americano…

 

… Di là c’è solo casino, non sono organizzati, non hanno progetti a lungo termine… Da noi ci sono i migliori, vengono scelti fin da giovani, da quasi un secolo…

 

Sorridendo, la ragazza ascoltò tutto con attenzione, poi, alla fine, intervenne con calma…

 

Quasi un secolo?… A voi vi prendono che avete già più di 20 anni e vi usano finché durate… C’è un paese in Asia dove prendono un bambino appena nato e gli insegnano tutto quello che conoscono, per tutta la vita, si chiama Dalai Lama. Tutto il sapere di molte persone si concentra su di lui e a sua volta, ritorna così disponibile per tutti gli altri…

 

Stupefacente!… Esclamarono insieme entrambi gli amici, e da quanti anni dura questo interessante progetto?

 

… Più o meno… 5000! …  Rispose lei.

 

Calò una specie di silenzio ammirato. Senza aggiungere altro mi alzai ed andai al banco a prendere un’altra bottiglia di vino. Tornai al tavolo e lo versai, sollevai il bicchiere, istintivamente imitato dagli altri… Signori, dissi, propongo un brindisi ai veri scienziati della mente!

 

 

 

 

 

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