|
|
Centro Naturalista Italiano
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
PANAKEIA
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Confidenze |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
PAURA DI ME STESSO |
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Sono il più giovane di sei fratelli e sin da piccolo non ho mai avuto il coraggio di esprimere la mia personalità. Ho sempre accettato le scelte e le imposizioni dei grandi, specie di mia madre, che non ho mai saputo contraddire. Tutto quello che mi diceva di fare, prontamente lo eseguivo impegnando al massimo le mie capacità, per dimostrare che ero buono, ubbidiente e bravo con la speranza di poterle rubare qualche stretto sorriso, che nonostante ciò, mi avrebbe riempito il cuore di gioia, nella speranza, che per lei ero importante. Di fatto però, non ho mai sentito "quella grinta" che consente la reale crescita di un bambino. Da piccolo non ho saputo esprimere la mia aggressività, la reprimevo per poter essere accettato dai grandi, generando uno scarso sviluppo nell'ambito sessuale; mi comportavo con indifferenza, passività e paura anche nei rapporti amichevoli, con le ragazze coetanee. Ho sempre avuto paura di contraddire le imposizioni espresse dai grandi: genitori, fratelli, che hanno fortemente contribuito a disturbare quella fragile capacità di riavere l'affetto perduto.
Il tempo passava, fisicamente
crescevo e frequentavo le "scuole elementari".
grazie alle scuole serali che
frequentavo con esiti positivi. Si può dire, che trasportavo nel lavoro la
repressione che mi assillava... A 16 anni, per la prima volta mi hanno presentato una ragazza coetanea.... Nel darle la mano tremavo tutto, rosso come un peperone. Lei, neanche mi considerò fregandosene della mia presenza. Per fortuna, altrimenti sarei morto d'infarto ...
Ho sofferto molto, non tanto perché rimanevo solo, visto che la solitudine era per me di casa, ma perché, ancora una volta avevo perso: la mia vita era un costante fallimento. Sentivo dentro di me, la persona più vuota ed insignificante, priva dei valori essenziali.
Rimasi appartato per un po' di tempo, finché conobbi un coetaneo che mi invitò ad uscire con lui a ballare. Conobbi diverse ragazze e stimolato, tentai di superare il blocco mentale verso di loro, lasciando emergere il desiderio di far l'amore. Tale insoddisfazione proseguì per circa cinque anni: tutto andava a gonfie vele, anche se cresceva il senso ingiustificato di quella esperienza. Ogni volta mi sembrava di essere, come un bidone svuotato. Un giorno casualmente, conobbi una ragazza molto più giovane di me. Inizialmente non provavo una forte attrazione, ma ciò che mi aveva colpito di lei, era l'energia che racchiudeva dentro. Anche lei sentiva di avere qualcosa d'interessante, però non riusciva a comprenderlo e quindi ad esprimerlo.
In quel particolare periodo, tutti e due stavamo attraversando una fase critica, alimentata da uno stato di competitività tra i nostri modi di pensare. Il peggio era, che ero convinto che il mio pensiero fosse quello giusto, ossia il migliore... l'unico! Solo ultimamente presi
coscienza, che era solo il "riempimento" della mia inferiorità. Fu
per me, un altro dei tanti fallimenti che mi ha condizionato verso di lei,
perciò, più che aiutarla, la condannavo con ogni mia parola ma in quel
momento non ero cosciente dell'assurdo comportamento, anzi per me era
doveroso. Ero convinto di aiutarla, mentre l'affogavo nella melma della
disperazione. L'accusavo che tra noi, non c'era dialogo, mentre successivamente ho compreso, che se non parlava era causa mia. Ogni volta che s'intavolava un discorso, ero io a tenere banco... Quando lei tentava di parlare, soffocavo i suoi discorsi, ribattendo con presunte convinzioni di saggezza ma era solo una coatta dimostrazione, che io ero il saggio.... Con il tempo, presi coscienza della presunzione del sapere, evidenziata dal fatto, che quando la lasciavo tranquilla a parlare, lei si esprimeva senza tanti pregiudizi. Perciò non era vero che non desiderasse o non fosse in grado di sostenere un dialogo, ero io che la obbligavo a tacere.
condizionamenti derivanti dalla famiglia, recuperando la bellezza che racchiude. Quando se n'è andata, mi ha chiesto, nel caso in cui ci fossimo incontrati, di non parlare dei nostri sentimenti. Condivisi la sua richiesta, cercando così nel tempo di mantenere la promessa data. In realtà, ancora una volta ho mentito, non era vero che approvavo la sua richiesta, mi comportavo così, solo per mascherare la paura di perderla. Quando eravamo assieme, il piacere di stringerla tra le braccia è sempre stato grande e mi riempiva il cuore. Mi manca quel piacere, non solo di stringere lei come donna, ma di ammirare la bellezza interiore, che le consente di donare un sincero amore.
possa riunirci per scambiarci ciò che di bello, racchiudiamo dentro. Più volte la testa ha tentato di scoppiare, per rimproverarmi del mancato coraggio, nel non esprimere chiaramente ciò che provo. Poi un giorno come tanti altri, anche se diverso per la debolezza dell'intervento chirurgico che ho avuto, la testa mi scoppiò davvero. Mi trovai disteso, privo di forze sul divano avvolto da uno stato di passività. Mi apparvero alla mente le seguenti parole: "Perché ogni volta ti comporti così, cercando affannosamente una scusa per non agire?". Un'altra voce, sempre dall'interno, mi disse: "Non ti rendi conto di quanto bambino sei! Vergognati... Credi di sapere tante belle cose, ma alla fine non sai niente. Sei un sacco di paglia vuoto, privo del senso della vita e del coraggio di esprimere i tuoi sentimenti. Vergognati...".
la paura avevo, nelle scelte importanti della mia vita. È come se avessi paura di essere giudicato e di non essere in grado di difendere il mio stato. Paura di essere considerato nessuno e di non riuscire a valorizzare le mie capacità. Paura di me stesso, privo di alcuna protezione. Paura del vuoto che mi circondava, con scarse prospettive di accrescimento. E così via dicendo... Questo particolare momento, mi trasportò verso una profonda angoscia. Spontaneamente, eseguii un altro respiro, sentendo una voce salire dal cuore: "Dio perdonami e dammi la forza per conquistare il coraggio perduto, al fine di cambiare questa assurda situazione".
Da quel giorno, mi sento più sereno, anche se non ancora pronto per profonde scelte, percependo però che il tempo è vicino, per incamminarmi verso la strada del cambiamento.
Tendenzialmente, mi sento più leggero, come se avessi tolto un grosso peso dalle spalle. Devo solo cercare di non mettermi in contraddizione con la paura che ho vissuto, ma rendermela amica, scemando così la sua importanza, che fino a questo momento ho sempre cercato di non riconoscere. Solo così potrò stringerle la mano.
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
Home |
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||