Centro Naturalista Italiano

 

PANAKEIA

 

Confidenze

 

 

 

IL SOFFRIRE

E’ LA SINDROME DELL’AMORE

 

 

 

 

 

 

 

 

Una sera dell’Agosto scorso, appena ritornato dalle vacanze, mi incontrai con un caro amico e parlammo delle avventure vissute oltre frontiera, cose molto interessanti sia da raccontare che da ascoltare.

 

Dopo poco ci chiedemmo cosa fare per passare la serata e vi furono diverse idee

che però non ci attiravano molto. Decidemmo, per primo, di andare a mangiare una fetta d’anguri­a. C’era molta gente alla bancherella, ma per fortuna trovammo subito posto.

 

 

 

 

 


Tra un boccone e l’altro osservammo le persone che come noi stavano lì, ma soprattutto ammiravamo le molte ragazze. Ce n’era una in particolare che faceva girare la testa a tutti, capissero o meno la bellezza femminile. Era una ragazza tutta burro e cioccolata.

 

Finito di mangiare, salimmo sulla spider e a tutto gas partimmo facendo stridere le ruote e sentendoci importanti. Lei ci guardò e sembrò apprezzarci.

 

Ci dirigemmo ad una delle più frequentate sale da ballo della zona con l’inten­to di passare una bella serata e divertirci senza alcun preconcetto. Scoprimmo che il posto era quasi vuoto e rimanemmo molto delusi: le poche persone che c’erano non erano di nostro gusto.

 

Sempre le solite facce di chi non sa cos’altro fare! Ci venne voglia di andarcene. Nonostante la delusione decidemmo di dare un’altra occhiata in giro. Ogni tanto ci guardavamo con la rassegnazione di chi si trova in una camera funebre.

 

Mancava del tutto il senso del frizzante che di solito c’è in locali di questo tipo. Non c’era proprio niente di interessante. Ci guardammo ancora una volta e tirando su le spalle, decidemmo di accettare il caso.

 

 

 

 

 

 


Il mio amico, che è un maestro del ballo liscio, incontrò subito una sua conoscente e si mise a ballare mentre io rimasi fermo a fare il palo e a guardarlo. Lui, a sua volta mi guardava con un sorriso di compassione.

 

Dopo un po’ l’orchestra cambiò repertorio, intonò un pezzo moderno e io mi buttai in pista. Non ci volle molto perché trovassi una ragazza per ballare.

 

I balli moderni ci consentono di scaricare tensioni e liberare l’aggressività che sempre in qualche modo reprimiamo ed a me permettono, quindi, di sentirmi più sereno e spontaneo anche nei movimenti.

 

A questo punto che la storia si fa interessante! Dopo qualche ballo, scoprii che tra le persone sedute c’era una ragazza che mi guardava. È naturale lasciarsi prendere almeno un po’ dalla vanità quando ci si sente ammirati, ma in quel caso ero proprio attratto dalla dolcezza del volto di lei, tenero quanto quello di una bambina.

 

 

 

 

 

 

 

 


Se ne stava seduta in compagnia di un ragazzo, un tipo giovane ed interessante. Il suo sguardo mi colpì profondamente e risvegliò il mio più grande e profondo desiderio.

 

Il mio cuore pulsava al ritmo della musica, la fantasia correva libera e già sognavo di scappare con lei. Mi fece dei cenni come per invitarmi a ballare ed io corrisposi andando a prenderla per mano. Invitai anche lui, anche se, ovviamente, mi interessava molto poco.

 

Mi sentivo il più bel ragazzo della serata.

 

Lui ballò per poco, poi tornò a sedersi; lei fece per seguirlo, ma io la presi per mano e con un sorriso di felicità rimase con me a ballare.

 

Ma come sempre accade, anche le cose belle hanno una fine che non possiamo far altro che accettare! L’orchest­ra riprese con il liscio e per forza l’accompagnai alla poltrona dove c’era lui ad aspettarla. Li salutai e rimasi seduto sullo schienale di un divano a guardare le coppie che ballavano, ma soprattutto a guardare lei cercando di non dare troppo nell’occhio.

 

 

 

 

 


Ad un tratto si fermò davanti a me una ragazza carina e molto spigliata. Mi guardò e mi salutò. Io rimasi stupito, ma risposi al saluto.

 

Mi disse “noi ci conosciamo già!”. Ero meravigliato perché non la ricordavo. Lei proseguì dicendo di essermi stata presentata da un’amica comune. Proprio non ricordavo, ma le dissi ugualmente “Si, hai ragione. Come stai?”.

 

Lei sembrò felice che io avessi finalmente ricordato e disse “Bene e tu?”. La presi per mano e andammo a ballare un valzer molto dolce.

 

Ci fu un momento in cui mi chiesi se fosse vero quello che stava succedendo o se stessi solo sognando. Ma ero proprio lì a ballare. Lei mi parve sempre più bella. Sembrava godere molto del ballo e continuava a guardarmi con gli occhi che brillavano e sembravano lucciole.

 

Facemmo ancora qualche ballo, poi la accompagnai fuori pista e ritornai a sedermi sullo schienale della stessa poltrona. In un’altra circostanza non l’avrei fatto. Il mio pensiero era rivolto all’altra e qualsiasi altra gioia mi sarebbe parsa superflua.

 

 

 

 

 

 


Dopo la sezione liscio, l’orchest­ra riprese a suonare gli altri balli. Il mio sguardo si rivolse verso la ragazza dei miei sogni e lei con un sorriso mi consentì di invitarla a ballare.

 

Come prima, guardò il suo ragazzo che dopo uno scambio di sorrisi venne pure a ballare. Mi sentivo proprio in festa. Non vorrei esagerare, ma se ve la facessi conoscere restereste

anche voi stupiti dalla sua tenerezza e dall’armonia del suo corpo.

 

Non volevo proprio perderla e mi venne allora l’idea di proporle di ballare anche il liscio. Lei come sempre guardò il suo ragazzo e mi disse di sì con un cenno del capo.

 

Stavo vivendo un momento proprio magico. Dopo alcuni sguardi e sorrisi, per la prima volta le esprimevo il dispiacere di averla costretta a lasciare solo il suo ragazzo. Mi guardò e disse che non era il suo ragazzo, ma semplicemente un suo cugino.

 

Le chiesi se a lui piacesse ballare e lei mi rispose “non molto”. Mi sentivo più tranquillo. Dopo qualche valzer suonarono dei balli lenti proprio su misura per noi. Lei mi stava molto vicina e mi dava immensa felicità.

 

Dopo un po’ smettemmo e mi invitò a sedermi con loro. Era ormai tardi e il mio amico mi faceva cenno d’andare. Ci scambiammo i nostri numeri di telefono, ci demmo appuntamento per la sera seguente a cena e ci salutammo.

 

 

 

 

 

 

 

 


Nel ritorno il mio amico mi fece i complimenti per la bellezza e la dolcezza di quella ragazza tutta miele. Appena fui solo, sentii la voglia di telefonarle per augurarle la buona notte, ma decisi di trattenere l’impulso forse per scongiurare la paura che questa relazione, che al momento era solo un desiderio, non si trasformasse in un fuoco di paglia.

 

Il giorno seguente mi svegliai presto e secondo gli accordi presi la sera precedente, andai a prendere il mio amico per andare al mare.

 

Per strada mi sorprendevo a pensare a lei in continuazione rendendomi conto che l’attrazio­ne che sentivo per quella ragazza era ancora ben viva. Mi imposi di non pensarla, ma non ci riuscivo.

 

In spiaggia, ogni ragazza che vedevo mi faceva pensare a lei e mi sarebbe piaciuto che fosse con me. Sentivo che dovevo stare attento per non perdere la testa.

 

La sera prima, con lei s’era parlato dell’importanza che un’amicizia fosse fondata sull’ones­tà ed il rispetto e mi aveva anche parlato del rapporto con il suo ex ragazzo che aveva lasciato tre mesi prima, dopo tanto tempo perché si sentiva incatenata e sentiva di perdere sempre più sia la libertà d’azione che di esprimersi.

 

Mi aveva anche parlato delle situazioni più intime e di quanto le fosse costato il lasciarlo. Lui è un bel ragazzo e dice di essere ancora molto innamorato. Tutt’ora la va a trovare dove lavora e le fa mille domande che, comunque, sembrano spinte solo dalla curiosità, a quanto lei sostiene, ma non le si rivolge mai da semplice amico.

 

 

 

 

 

 


Sembrava non accettare l’amiciz­ia che lei gli offriva. Lei voleva incontrare qualcuno che la corteggiasse e la proteggesse e che le permettesse di vivere in libertà. Si sarebbe sentita incatenata ancora una volta se avesse dovuto rivivere gli stessi momenti e, pur soffrendo, preferiva stare da sola e sentirsi indipendente, trascorrere il suo tempo libero a passeggiare e a godere delle piccole cose che le stavano attorno.

 

Io, al mare, scambiavo col mio amico, impressioni su fatti comuni di tutti i giorni. Eravamo attratti dalle ragazze e solo a lasciarci andare con il pensiero ci nascevano strani desideri, le loro forme marcate ci eccitavano molto e sentivamo il sangue pulsare e scorrere a fior di pelle.

 

Ma forse non è questo il momento più adatto per parlarne. Ad essere sincero, ne ero contento perché non volevo lasciarmi perseguitare dalle sensazioni vissute solo una sera.

 

“Ma insomma, che uomo sono” mi dicevo, “che perde la testa solo perché ha visto una donna un poco diversa dalle altre”. Mi rendevo conto, però, che con quella ragazza era scattato un bagliore che aveva risvegliato i miei sogni da tanto tempo racchiusi nel più profondo e segreto archivio dell’inconsci­o.

 

Con lei mi era nata la speranza di scardinare quella porta blindata e incatenata di modo che la realizzazione di quei sogni diventasse possibile e fonte di una nuova vita, base per un vero e sincero amore di cui pochi capiscono il valore.

 

È qualcosa che ti consente di apprezzare il fatto di donarti veramente senza paura.

 

Al mare facevamo frequenti docce e mangiavamo, tanto per ammazzare il tempo che non passava mai. Io avevo sempre più il desiderio di rivederla. Non c’era niente da fare, era sempre nella mia testa come un chiodo fisso nella materia grigia del mio cervello.

 

Avevamo deciso di restarcene tutto il giorno in spiaggia e di tornare in tempo per il mio appuntamento, ma decidemmo invece di andarcene nel primo pomeriggio.

 

 

 

 

 

 

 


Per strada non riuscivo a fare ameno di parlare di lei. Più di una volta mi sono chiesto che cosa mi stesse succedendo, sentivo qualcosa di strano e di diverso dalle altre volte. Eppure non era la prima volta che incontravo una ragazza.

 

Veramente non capivo.

 

Sempre nei momenti più inaspettati possono succedere delle cose misteriose alle quali spesso non si sa dare una risposta mentre ci si sente prendere e portare via da sensazioni ed emozioni in un mondo di sogno.

 

Arrivò il momento di salutare il mio amico e di ritornare a casa per telefonarle e accordarci sull’appuntament­o.

 

Mi diressi poi verso il posto prefissato ed arrivato lì il mio cuore iniziò a pulsare più forte per il desiderio di vederla. Da lontano vidi un fiore bellissimo vestito di rosso. Era lei, la ragazza che aspettavo.

 

I miei passi cambiarono cadenza e si affrettano per raggiungerla. Mi accolse con un sorriso stupendo pieno di luce innocente. Poi con la macchina andammo in un ristorante. Era un locale tra il verde delle colline in un silenzio di pace.

 

La cena fu ottima; poi ce ne tornammo verso casa confrontando i nostri pensieri come se ci conoscessimo da secoli. Passeggiando un po’ prima di entrare in uno dei giardini della città, ci tenevamo per mano spontaneamente, scambiandoci sensazioni.

 

Ad un tratto, non so come, mi trovai a stringerla fortemente sentendo entrare in simbiosi i battiti del mio cuore ai suoi.

 

 

 

 

 

 

 


Per un momento rimasi lo stesso stupito e poi esprimendo la gioia che provavo le riempii il volto di baci. Un attimo dopo lei mi chiese cosa stessi facendo. Ritornai in me e mi abbandonai ad osservare ed assaporare il profumo di quel fiore stupendo, pieno di sensazioni che da tempo stavo reprimendo.

 

La sentivo entrare sempre più dentro di me e aprire le finestre da dove entrava la luce di un qualcosa di sincero e profondo. L’accompagnai verso la macchina e la salutai

con serenità baciandola sulle guance.

 

Nel ritornare a casa, mi fermai a passeggiare in una stradina silenziosa illuminata solo dalla luce delle stelle. Il mio pensiero era coinvolto dai momenti stupendi vissuti con lei che volevo rivivere in profondità senza reprimere niente.

 

Dopo un po’ andai a letto e stetti a rigirarmi tra i cuscini prima di addormentarmi. Mi svegliai presto col desiderio di telefonarle al lavoro ma mi trattenni dal farlo e andai invece a passeggiare negli stessi luoghi dove eravamo stati assieme la sera prima per cercare i momenti passati con lei.   Li ritrovai tutti.

 

Ad una certa ora, preso dal desiderio di rivederla, mi recai in città. Lei era presa dal suo lavoro e io la guardai ammirato. Non c’era niente fuori posto, era veramente stupenda, piena di una grazia che sapeva trasmettere ai clienti.

 

Come mi vide, mi sorrise e mi salutò felice. Aspettai che finisse con un cliente, poi mi avvicinai e lei mi disse: “sapevo che saresti venuto”. Mi sentivo davvero felice. Mi guardò e aggiunse: “Vedi quel ragazzo in fondo, è il mio ex fidanzato. Ora non mi interessa più”.

 

Le chiesi: “Ci vediamo stasera?” Pensò un attimo e poi mi disse di sì. Seguirono uno sguardo, un sorriso ed un ciao.

 

All’ora fissata ci incontrammo non molto lontano da casa sua. Andammo a trovare suo cugino che era in casa da solo. Ci sedemmo, parlammo del più e del meno e poi vedemmo una video cassetta che trovai molto interessante. Noi due eravamo vicini e ci tenevamo per mano.

 

Il tempo passò velocemente e arrivò l’ora di accompagnarla a casa. Salutammo e ringraziammo suo cugino e ci avviammo lungo una stradina di campagna dove lei mi chiese di fermarci un attimo.

 

 

 

 

 


Dopo qualche sguardo e qualche sorriso mi parlò della sua paura che io stessi approfittando del momento difficile che stava vivendo.

 

Ciò mi colpì veramente, forse perché lontano dal mio pensiero lei mi attraeva e mi piaceva sentirla donare tutta la sua amicizia senza alcun fine sessuale.

 

Ma la capivo e mi rendevo conto anche che i momenti passati assieme ci avvicinavano sempre di più. Forse non avrei dovuto stringerla, accarezzarla... Ma era ormai tardi. Accettai la sua proposta di non vederci per un po’ di tempo, per prendere coscienza di ciò che stavamo vivendo pur sentendo il rischio di non vederla più.

 

Mi morsi le labbra e presi coscienza che “il soffrire è la sindrome dell’amore”. Avrei potuto farle una proposta diversa, ma alle volte la lontananza può essere un consigliere fidato quindi decisi di lasciare tempo al tempo e se ciò che era nato in quei tre giorni indimenticabili era ben radicato, avremmo senz’altro vissuto qualcosa di più profondo.

 

Al di là del valore di questa storia, frutto di pura fantasia, vorrei sottolineare quanto sia importante riflettere anche in forma fantastica per poter ritrovare o risvegliare i nostri desideri più veri e reali.   Questo ci consente di comprendere che l’egoismo non è in sintonia con l’amore, ma è solamente frutto di repressione.

 

L’amore fiorisce nel rispetto, nell’onestà e nella tenerezza sottile, spontanea.

 

Ora lascio a voi percorrere i vostri spazi infiniti e fermarvi a raccogliere il frutto del vostro profondo sentire perché possiate apprezzare e vivere le sensazioni e le emozioni che risveglierete scoprendo di più il senso della vostra vita.

 

Arrivederci! E... lasciatevi andare ai vostri sogni fantastici senza chiuderli in un cassetto per paura di viverli. Solo così potrete vivere “realtà - poesia - sogno ed unicità” dell’amore.

 

 

 

 

 

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