Centro Naturalista Italiano

 

PANAKEIA

 

Confidenze

 

 

 

È LEI CHE HA ROTTO IL MURO

 

 

 

 

 

La mia era un’unione ben riuscita, così pensavo. Eravamo assieme da più anni. Con lei mi sentivo bene, anche se la vita si riduceva a poche cose: studio, pittura, amore per l’orto e così via...

 

Fiducioso di queste convinzioni svolgevo un’esistenza tranquilla. Ma un giorno scoppiò la bomba: il suo comportamento era strano. Per un po’ lasciai perdere e poi le chiesi cosa c’era. Lei mi guardò e non disse niente: andò a letto per restar sola. Boh! Era troppo strana, non riuscivo a capirla più di tanto. C’era qualcosa che non andava. Un giorno la presi in braccio e garbatamente le chiesi: “Ma cosa c’è?  Mi rispose: “Niente, lasciami, voglio star sola!”

 

 

 

 

 

 

 

 


Mi trovavo in difficoltà perché non riuscivo a capirla più di tanto. Dopo svariate supposizioni mi apparve alla mente il ricordo di un ragazzo, di cui a suo tempo mi aveva accennato, e le chiesi: “...for­se è lui che ti rende così strana?” Lei mi rispose sì, è come un chiodo conficcato nella mente, almeno lo conoscessi un po’ di più; ho appena scambiato due parole ma mi è entrato nelle vene, viaggia nel mio sangue e mi tormenta la pazzia di far l’amore con lui. Ho voglia di farmi stringere tra le sue braccia. Ti prego di comprendermi e non avertela con me. Mi è capitato così di

sorpresa che non so più cosa fare. Non posso mentirti: mi fa impazzire solo guardarlo negli occhi così profondi e trasparenti…

 

Così dopo un po’ di tempo, se ne andò da casa per non farvi più ritorno e io mi trovai solo, spezzato in due senza saper che cosa fare.

 

Trascorsero giorni, mesi, prima di accettare il fatto. Per un periodo vissi in stato vegetale esprimendomi con semplici gesti, privo di alcun desiderio, come se mi avessero privato di tutto. Ero indifferente, i vari consigli non mi dicevano niente, tutto mi era uguale, spento.

 

Dopo questo periodo “luttuoso” il mio stato razionale ebbe il sopravvento e cominciai a studiarmi per restaurare la mia personalità. Presi coscienza che esistevano due gruppi di uomini “soli”: quelli che lo sono sempre stati per vari motivi e quelli che lo diventano in seguito alla rottura di coppia.

 

 

 

 

 

 


I primi sono in un certo senso fortunati perché, non conoscendo il legame a due, certamente  soffrono meno ad essere single’s. I secondi invece devono lottare per superare i disagi che ne derivano, imparando a cavarsela da soli.

 

Quando ritornano a casa, manca loro l’ambiente creatosi con la coppia. Tutto è

stato lasciato intatto, nessuno ha toccato niente, la vita è insignificante e dice poco o niente.

 

L’unica cosa che rimane da fare è lasciare la casa sempre in ordine ed organizzare il tempo libero con cose che riempiano il vuoto, alleviando la mancanza della persona amata.

 

Così si accettano tutti gli inviti, anche i più insignificanti, finché la routine della vita non sarà più soddisfacente.

 

Il tempo passa e vivere da single’s diventa un nuovo stile di vita, con tutti i lati piacevoli a cui  sarebbe difficile rinunciare. Infatti ogni qualvolta si presenta l’occasione di formare coppia, provi da una parte il desiderio di quel sapore mancato e dall’altra la bellezza della tua libertà. Pertanto la cosa ti tocca ma non più di tanto, ed è per questo che svii sempre l’occasione di “mettere radici”.

 

A star soli si impara a conoscere e vivere sé stessi. Ma c’è da chiederci: tutti gli uomini riescono a riemergere con grinta?

 

Diversi vivono la loro situazione di single’s con serenità e sicurezza, anche se tutto ciò che splende non è oro puro, perché per riaffermare una persona, necessitano tempo e volontà, poiché la strada da percorrere presenta difficoltà di non sempre facile soluzione.

 

È importante saper lottare senza mai darsi per vinti, da uomini sicuri con voglia di vivere.

 

Ma un uomo che decide di stare solo, riesce a cavarsela meglio di uno accoppiato?

 

Da indagini condotte in tal senso, si nota che l’uomo single è più autosufficiente di uno che vive in coppia però, nel caso di crisi, quest’ulti­mo è più portato ad accettare unioni di ripiego pur di sfuggire alla solitudine.

 

Come dire: ...meglio mal accompagnati che essere soli.

 

 

 

 

 

 


Nei dintorni in cui vivo, ci sono diversi uomini separati, divorziati o celibi. Quando per caso ci incontriamo e scambiano alcune impressioni, gli argomenti trattati, più o meno sono sempre gli stessi: “...stasera dove vai a ballare?”   “...sei solo o con la ragazza...?” e così via.

 

Per fortuna, ogni medaglia ha due facce: la sua parte bella e quella brutta.

I miei amici non mi sentiranno mai lagnare: “...be­ato te, hai tua moglie che ti aiuta... ...se ti ammali almeno hai qualcuno che ti assiste, ...se sei in un momento difficile, c’è lei che ti è vicina...”, e altri discorsi simili che alla fin fine non dicono niente.

 

Al contempo, non voglio, sentire frasi fatte del genere: “...beato te, nessuno ti rompe le scatole, vai fuori quando ti pare e con chi ti fa comodo, mentre io non posso muovermi più di tanto, basta solo che sospetti qualcosa per non lasciarmi più uscire. A te nessun marmocchio ti tira la giacca, io non faccio ora ad arrivare a casa e me li trovo tra i piedi”. Questi sarebbero discorsi di padri e di uomini che sanno educare i figli...

 

È vero, da single’s puoi fare quello che ti pare. E qui sta il nocciolo della questione. Con ciò non meravigliamoci troppo se un numero sempre più grande di uomini è propenso a compiere questa difficile scelta, considerando i diversi secoli di imposizione indirizzata all’unione di coppia.

 

Negli ultimi decenni si sta esaurendo la famiglia patriarcale a favore di quella mononucleare, composta unicamente da single’s. Questo “restringimento” pratico-affettivo trova giustificazione nel crescente individualismo. Però, come dice Freud “cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra”ed il bisogno di compagnia, se insoddisfatto, può generare ansia e depressione. Da qui nascono club’s e associazioni che mirano a ricreare la vita comunitaria lasciata nel passato.

 

Diversi giovani per esigenze di studio o di lavoro lasciano la famiglia iniziando una vita da single’s. Alcuni uomini hanno percorso tutto l’iter d’obbligo: esperienze deludenti, avances senza alcun fine e magari incontri con partner’s provenienti da agenzie di cuori solitari che alla fine si riducono in una notte a letto. Quanto poco amore esiste!

 

La mia unione fu una storia inizialmente felice.

 

I primi tempi non li dimenticherò mai, era così dolce e piena di vita che mi faceva impazzire; non era mai sazia di far l’amore. Ma dopo qualche anno alcuni tratti della sua personalità ai quali non avevo dato importanza, sono divenuti molto evidenti e inquietanti; il ritratto di una donna per conto suo. Ultimamente si chiudeva in sé, dopo aver perso la testa per quel ragazzo...

 

Il problema più grosso avvenne dopo, con la mia vita obbligatoriamente single…

 

Ho vissuto diverse storie. Mi sono innamorato più volte, ma per mia ignoranza, ogni storia si riduceva a niente. Una ragazza più di tutte le altre mi ha fatto coinvolgere e mi ebbe in pugno.

 

Ogni storia vissuta, inizialmente era spesso entusiasmante. Ma regolarmente dopo pochi mesi, tutto andava in fumo. Eppure ogni volta cercavo di dare il massimo di me, adattandomi alla nuova compagna, studiandone desideri ed esigenze a costo, in fondo, di non sapere più bene che cosa volessi io. Forse le mie esperienze non erano servite a niente, perché gli episodi si ripetevano ogni volta, ricalzando uno schema sempre uguale con donne sempre diverse. Mi convinsi così che il mio destino è quello di restare solo, anche se non ne capisco il perché.

 

 

 

 

 

 


Mi rivolsi ad uno psicologo cercando di scoprire cosa c’era in me che non andasse. Sembra impossibile, ma siamo sempre presi dal desiderio di scoprire cosa interferisca nella nostra vita, anche costo di soffrirne; addentrandoci nella buia fossa dei ricordi della lontana giovinezza. Essere prigionieri di un falso concetto di destino avverso può portare a sentirci impotenti rischiando di farci scivolare, in uno stato depressionale.

 

Quasi sempre esiste un forte rapporto magari casuale, tra le esperienze vissute con i propri genitori e la capacità di vivere successivamente dei legami affettivi.

 

Ogni genitore dovrebbe rispettare le esigenze fondamentali dei propri figli, trasmettendo con amore le proprie esperienze di vita da un lato e dall’alt­ro favorendone il distacco permettendo di  sviluppare rapporti con coetanei e con gli altri adulti. Se questo è stato realizzato con rispetto ed amore, il figlio, presumibilmente, diventerà un uomo maturo ed equilibrato.

 

Se invece la famiglia non sarà stata in grado di trasmettergli sicurezza ed autonomia, da grande, rischierà di essere privo di maturità ed insoddisfatto.

 

Certamente ogni storia ha la sua causa, ma è importante che ogni genitore sappia donarsi evitando storpiature nella crescita affettiva dei propri figli.

 

 

 

 

 


Ciò che viviamo ed esprimiamo da grandi, ha spesso origine nell’infanzia, come pure la scelta della donna che cerchiamo. Pertanto ho accettato di vivere da single perché alla fin fine non ho mai saputo apprezzare ed amare la mia famiglia: anche da bambino ero così e giocavo da solo perché ero costretto a non uscire di casa, non potendo dividere i miei giochi con i compagni di scuola e di contrada.

 

Io non odio e non detesto nessuno per le repressioni che pesano sulle mie spalle.   Sto lottando per scoprire il vero amore anche se non è facile perché pure le donne incontrate fino a questo momento, vivono o hanno vissuto condizioni simili alle mie. Pertanto non è semplice vivere un rapporto di quiete affettiva.

 

D’altronde, sembra quasi che le cose semplici… non piacciano più a nessuno!

 

 

 

 

 

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