Centro Naturalista Italiano

 

PANAKEIA

 

Confidenze

 

 

 

CON PIÙ MATURITÀ

 

 

 

 

 

È difficile definire il significato della parola “maturità”. Io posso solo esprimere il senso che questa parola ha per me in questo periodo della mia vita: significa crescere, vivere di più me stesso, integrare le mie emozioni con gli stimoli che la vita stessa, attimo dopo attimo, mi offre.

 

Ma vuol dire anche sicurezza nell’esprimermi e nel comportarmi. Prima d’ora ero convinto di riuscire ad essere e a fare tutto questo e mi pareva di essere felice. Invece c’era sempre qualcosa che non faceva tornare i conti, fino a quando ho scoperto realmente la spontaneità e l’accetta­zione di me stesso.

 

È giusto che io viva amore quando sento amore, ed è giusto che io sappia dire basta quando “quel sentire” strano, troppo spesso scambiato per amore, mi condiziona.

 

Credevo di amarti veramente ma non era vero. Ora ti amo con il desiderio di stringerti e di comunicarti i miei sentimenti. Sono un bimbo e un adulto, sono nel mondo a vivere me stesso.

 

 

 

 

 


Quando vado a letto, la sera, per qualche attimo mi abbandono a risentire la bellezza della giornata appena passata. Tu sei lontana eppure ti sento dentro, parlo con te, ti racconto storie, sento le mie mani scorrere sulla tua calda pelle. E insieme sorridiamo per la gioia che fa vibrare i nostri corpi e le nostre menti.

 

Ho camminato per la città, visto molti volti, incontrato amici; ora sono a casa e ascol­to le sensazioni e le emo­zioni vissute.

 

Ma tu dov’eri? Non ti ho visto anche se sentivo il profumo del tuo corpo, vedevo il tuo sorriso e i tuoi occhi pieni di sincerità quando ti stringevo in tutta la dolcezza del mio amore.

 

Stamattina ho fatto una cavalcata in campagna; ragazzi che momenti fantastici! Prima lentamente, poi al trotto ed infine al galoppo, via di corsa con il vento che mi sferzava il viso, veloce nello spazio senza confini, libero di esprimere la mia parte più istintiva, di palpare ogni momento in tutta la sua intensità.

 

 

 

 

 

 


Un giorno ti porterò con me a vivere quelle stesse fantastiche sensazioni, liberi da ogni limite che la ragione umana impone. Cavalcheremo e galopperemo insieme lungo la spiaggia dove il frastuono delle onde creerà una musica stupenda ritmata dallo scalpitio dei cavalli e dal battito del nostro cuore e le emozioni saranno il testo più stupendo per questo inno di gioia alla vita.

 

Ma tu dove sei? Ti cerco ovunque; ti scorgo nella luce, tra i colori, nel profumo dell’ari­a, nell’acqua del mare, nei tuoni ed i lampi di un temporale...

 

Ora capisco dove ho sbagliato. Tu non mi sei lontana, sei parte del mio respiro e delle mie sensazioni. Sei nel mio corpo e nella mia mente come il sangue che scorre ad ogni battito di cuore. Ti amo e ti sento, come amo e sento di vivere.

 

La vita ci sa regalare momenti stupendi e luminosi: ora sento di vivere la luce. La vita è generosa con noi solo quando non le chiediamo niente, non prendiamo niente e ci abbandoniamo ad accogliere gli attimi di gioia che va disseminando qua e là.

 

Certo, sto vivendo un mo­mento da solo. Ho scelto di farlo per imparare ad ascoltare gli echi di ciò che mi accade intorno, a riconoscere le parole che mi nascono dentro, a sentirmi e toccarmi per avere coscienza di ciò che sono.

 

 

 

 

 

 

 


Nessuno mi ha mai parlato questo linguaggio: l’unico che consente di sentirmi vivo e libero dalla paura di essere abbandonato.

 

Un giorno non dovrò più fuggire alla ricerca del luogo dove potermi fissare e troverò in me stesso il molo al quale ancorerò la mia barca. Sì, quel molo consentirà un riparo sicuro dopo che per tanto tempo ho navigato in balia del vento senza meta e senza bussola, senza scopo di vita né di  pensiero.

 

Ora che la barca è riparata, rinforzata e ridipinta, potrò anche renderla accogliente, riempirla di fiori e mostrarla a tutti come la più bella del mondo senza più doverla nascondere come quan­do la sentivo inadeguata.

 

In questo importante momento potrò accogliere il vero amore che mai è stato mio ospite, nonostante lo stia aspet­tando da lungo tempo.

 

Quante volte affermiamo: ti amo... ho una voglia pazza di te... sei il massimo che la vita possa darmi!   Ma siamo sicuri che ciò che sentiamo sia vero amore? Siamo sicuri che non sia il bisogno di compensare qualcosa, di riempire una parte di noi che sentiamo vuota?

 

Ora ti voglio così come sei per ascoltare e vivere ogni battito del tuo cuore, prenderti per mano, correre sotto le stelle e poi fermarmi con te a guardare il riflesso della luce in una pozza d’acqua che raccoglie e conserva i segreti dell’amore e le poesie che l’immensità del nostro mondo va componendo, momento dopo momento.

 

Ti ho desiderato e ho sognato di scivolare dentro di te tra l’erba fresca e i fiori.

 

Momenti sereni e felici che mi arricchiscono e mi rendono capace di apprezzare sempre più profondamente, altri momenti di gioia che ancora riceverò domani e dopodomani e poi ancora all’infinit­o. E ti aspetto, come il guardiano del faro aspet­ta le nave che giunge in porto, al sicuro dalle intemperie del mare aperto.

 

Mi sentivo piuttosto chiuso e pensavo di non avere niente da donare. Avevo le mie difese, che ora sento senza senso, ma allora consentivano di esprimermi al meglio.

 

 

 

 

 

 

 


Mi rifugiavo nella torre più alta del mio castello a gridare assurdamente con tutta la voce che avevo: io sono il più forte! Niente mi potrà distruggere, neppure tu, che mi hai abbandonato.

 

Era solo il bisogno di soffocare la paura di sentirmi nessuno vestendomi dell’illusio­ne che credevo di trovare nella corazza della quale mi ero vestito, proprio come un bambino pauroso di perdere la mamma, che per continuare a vivere, si illude di essere grande e

ripete mentalmente “IO SONO FORTE, NIENTE MI PUO’ DISTRUGGERE.”

 

È stato guardando cosa realmente c’era sotto quella corazza, nelle stanze più piccole e dimenticate del castello che ho ritrovato i più grandi tesori, qualcosa che credevo di conoscere, ma in realtà non conoscevo, qualcosa di esclusivamente mio: la voglia di spontaneità e sincerità.

 

E mi domando se il luogo dove ora mi trovo, sia veramente il punto più alto della montagna che mi ero proposto di scalare e permetterà di vedere attorno a me ogni lato ed angolo, o non sia invece, solo l’inizio di una salita della quale non vedrò mai la fine.

 

Poi trovo la risposta e mi dico che il cammino per scoprire se stessi non finirà mai, come non potranno avere fine i momenti difficili che dovremo superare.

 

L’importante è mantenere speranza e convinzione che la nostra meta è lì e ci aspetta, senza mai perdere la voglia di andare avanti ed affrontare qualsiasi difficoltà, dando modo alle nostre energie di sprigionare i frutti che già recano in embrione.

 

 

 

 

 

 

 

 


Non sempre le persone che incontriamo trasmettono serenità e può capitare di soffermarci a considerare cosa stiamo facendo per non restare travolti dal turbine che conduce al vuoto esistenziale, ai sensi d’inferiorità, alle limitazioni e ai complessi di ogni sorta, che condizionano l’esistenza.

 

Anche noi a volte ci sentiamo legati, come cani che continuano a girare nella ricerca del punto in cui potranno essere liberi, ma senza mai poterlo raggiungere.

 

Dobbiamo sforzarci di trovare la via verso la libertà e considerare se quella verso la quale ci siamo incamminati consentirà di toglierci le catene per condurci in cima alla montagna del nostro essere o non sia solo un’illusione utile a nasconderci solo per qualche attimo, quelle stesse catene che riappariranno poi inevitabilmente a mostrarci sempre di più la loro forza.

 

Tutte le nostre scelte sono frutto di esperienze passate dalle quali dobbiamo trarre gli insegnamenti che consentono di costruire con armonia il mosaico della nostra vita adulta.

 

Io so cosa sono in questo momento ma tra qualche istante potrei essere diverso e negare con tutta la mia forza ciò che ho appena affermato: la vita ci modifica inarrestabilmente.

 

L’assurdo è porci mille domande quando invece dovremmo lasciare al tempo il compito di fare da giudice limitandoci a viverlo il più pienamente possibile lasciandoci modificare dalla sua forza infinita.

 

Capita spesso di rifiutare di vivere pienamente il presente per rifugiarci nella fantasia, non permettendo quindi che ciò che ci accade incida nella nostra essenza.

 

Evitiamo di verificare chi realmente siamo, ci rinchiudiamo nella convinzione della giustezza delle nostre passioni e convinzioni rifiutando di analizzare casa sentiamo e se necessario, di chiedere scusa.

 

In ognuno esistono innumerevoli difese ognuna delle quali legata a mille altre che la condizionano. Sono difese che nascondono una parte di noi nata e formatasi tempo fa, durante l’infanzi­a; la parte più debole e più forte nello stesso tempo ma che senza l’aiu­to di qualcuno, non riusciremo mai a scoprire.

 

E come qualsiasi cosa sconosciuta, incute paura. Così teniamo quella parte di noi stessi nascosta dietro le barriere che abbiamo eretto nel tempo, evitando di prenderla in considerazione e facendo tutto il possibile per affrontarla, lottando accanitamente ogni volta che tenta di apparire, perché temiamo qualcosa di indefinito contro il quale ci sentiamo impreparati e indifesi.

 

E per riuscire a prendere gradatamente contatto con la nostra parte più antica, abbiamo bisogno di un amico che ci guidi tenendoci per mano e percorra con noi la strada buia che tanto temiamo.

 

Insieme, risaliremo alle origini fino al punto dove tutto ha avuto inizio, dipanando una matassa che non apparirà più come un labirinto che imprigiona e condiziona, ma sarà fonte di scoperta, maturazione ed arricchimento dalla quale non fuggiremo e impareremo ad amare.

 

 

 

 

 


Iniziando a godere della ricchezza finalmente trovata, ameremo sempre di più il mondo che ci circonda con le sue bellezze e le sue brutture come parte di un tutto di cui anche noi - ora - facciamo parte.

 

Non proveremo più l’assurda sensazione che niente ci possa scalfire, ma saremo supportati da un sentimento solido e potente, anche se meno d’effetto, che ci metterà in grado di

affrontare qual­siasi prova perché la nostra persona sarà completa e integrata.

 

Potrà accadere che la paura di intraprendere questo viaggio sia più forte dei timori inconsci che ci tormentano: non dobbiamo scoraggiarci perché, anche se il cammino sarà lungo e duro, resta affascinante e ci condurrà in cima alla montagna che abbiamo sempre ammirato da lontano.

 

Proviamo, per una volta, a liberare la mente e lasciarci penetrare da quello che il nostro profondo ci comunica; scopriremo forse che tutto è molto più semplice di quanto possa sembrare e pieno di incognite misteriosamente affascinanti.

 

Ed ecco allora, che maturare vuol dire comunicare con la nostra parte profonda per arricchirla di esperienze in uno scambio continuo e proficuo che non ci farà più sentire il vuoto scambiato per solitudine che è in realtà, una separazione da noi stessi.

 

Le mie parole non intendono affatto risolvere problemi, bensì illustrare un modo per iniziare ad affrontarli a poco a poco.

 

Vi auguro buon lavoro e vi saluto... con un po’ più di maturità.

 

 

 

 

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