Centro Naturalista Italiano

 

PANAKEIA

 

Ricordi dell’infanzia

 

 

 

AMORE O MADRE FANTASMATICA

 

 

 

 

 

Il vero amore non è vivere la “madre fantasmatica”. Ognu­no di noi deve prendere coscienza di essere ormai grande e di essere in grado di cam­minare da solo. Solo così potrà vivere l’amore.

 

Amare veramente vuol dire essere governati da forze a noi superiori, forze chiamate “Coscienza Cosmica o Universale”. L’amore è come un seme portato dal vento: se si adagia su un terreno fertile porrà le proprie radici generando la vita, ma se trova un terreno arido sarà destinato a morire seccato da quello stesso vento dal quale si era fatto condurre.

 

È importante che coloro che desiderano vivere l’amore, lavorino giorno dopo giorno per dissodare e rendere più fertile ed accogliente il loro terreno; sarà così che un gior­no, inaspettatamente, riceveranno il seme portato dal vento che genererà in loro la vita.

 

Troppe persone aspettano l’amo­re come una manna che viene dal cielo per dare un senso alla loro vita, senza però fare niente per vivere questo sentimento in modo profondo, e con la paura di donare se stessi.

 

 

 

 

 

 

 


Vivono mille desideri, mille pretese, restando sempre insoddisfatti dalla realtà che li circonda perché essa non rispecchia il loro mondo fantasmatico. Si credono innamorati, ma di chi? Di una persona in particolare o del loro genitore fantasmatico?

 

Molti adulti sono in realtà ancora dei bambini e hanno bisogno di rivivere ciò che da piccoli non hanno vissuto o hanno vissuto male. L’amore infatti è un sentimento che si impara, non è connaturato come parte fisiologica di noi stessi e se non sappiamo

cosa sia, non potremo mai viverlo in maniera autentica, nella sua interezza.

 

Da bambini, l’unico sentimento che ci lega a coloro che ci stanno vicini è il bisogno di soddisfare le necessità fisiche primarie ed il bisogno di sicurezza. Queste persone richiamano su di loro tutta la nostra carica vitale ed emotiva quasi in una simbiosi fisica del “due in uno”.

 

Con la crescita si imparerà, o almeno così dovrebbe essere, che la nostra persona è indipendente da quella dei genitori con i quali pur si stabilisce una relazione d’affetto, rispetto, comprensione, amicizia.

 

Spesso però, accade che la crescita affettiva non proceda di pari passo alla crescita fisica e si crei perciò, uno scoglio difficile da sormontare. L’unico sentimento che la nostra mente può riconoscere è il legame simbiotico di bisogno bambino-genitore. Legame che continueremo a vivere nella fantasia senza esserne coscienti finché il gioco continuerà e non succederà qualcosa che romperà l’incantesimo, oppure subentrerà il bisogno di cambiare, fino a quando la realtà non combacerà più con il fantasmatico: unico motivo dei sentimenti di attrazione ed eccitazione, anche sessuale.

 

Viviamo una grande confusione mentale che ci trasciniamo dall’infanzia e distrugge gli immensi tesori che possediamo ma non riusciamo a far fruttare perché restiamo legati al cordone ombelicale-psichico.

 

 

 

 

 

 

 

 


È molto importante superare adeguatamente il primo stadio dello sviluppo dopo la nascita, quello che Freud definisce “fase orale” (attiva da 0 a 12/18 mesi di età) e condiziona in modo determinante lo sviluppo successivo della personalità.

 

Se da piccoli non viviamo la vera affettività perché non ci viene trasmessa o ci viene trasmessa in modo non adeguato, ci si sente abbandonati; inevitabilmente nascerà la paura di restare soli, privi di affetto e da qui deriverà poi un senso di

impotenza, sfiducia con incapacità di vivere ed esprimere pienamente le nostre potenzialità.

 

È molto importante superare adeguatamente il primo stadio dello sviluppo dopo la nascita, quello che Freud definisce “fase orale” (attiva da 0 a 12/18 mesi di età) e condiziona in modo determinante lo sviluppo successivo della personalità.

 

Se da piccoli non viviamo la vera affettività perché non ci viene trasmessa o ci viene trasmessa in modo non adeguato, ci si sente abbandonati; inevitabilmente nascerà la paura di restare soli, privi di affetto e da qui deriverà poi un senso di impotenza, sfiducia con incapacità di vivere ed esprimere pienamente le nostre potenzialità.

 

 

 

 

 


Molti genitori si preoccupano solo che il bimbo non protesti, non pianga, magari perché sono troppo indaffarati o stan­chi e non vogliono essere disturbati. Spesso gli danno un succhiotto zuccherato e tanti ninnoli per distrarlo dalla sua richiesta di affetto e attenzioni.

 

È triste doversi rendere conto di quanti bambini siano un peso per i genitori ai quali

“fanno solo perdere tempo” e diventano soggetti sui quali scaricare stati ansiosi e insoddisfazioni di persone loro stesse frustrate e incapaci di amare.

 

Quanti bambini hanno implorato con le lacrime che li si ascoltasse e si desse loro affetto, chiamando la mamma e sciogliendosi in un sorriso quando lei cedeva e si avvicinava loro, prendendoli in brac­cio!

 

Purtroppo spesso accade che il figlio non sia realmente desiderato e quindi accettato ed accudito, cosa che egli istintivamente percepisce in modo inevitabile. Ecco quin­di apparire paura, senso di vuoto e di conseguenza incapacità di amare.

 

Poi, ogni volta che nella vita adulta incontreremo una persona che ci darà affetto o qualcosa che ci sembri tale, tornerà in noi la paura di essere abbandonati e ci legheremo a quella persona in una nuova simbiosi di bisogno.

 

Dovremmo allora chiederci cosa viviamo veramente in quel momento: amore o bisogno di non essere abbandonati? Non è facile accettare la morte psichica della “madre fantasmatica” perché essa vive sempre nel nostro inconscio che, proprio per non essere sotto il controllo della coscienza, agisce e ci condiziona a nostra insaputa.

 

In questi casi diventa determinante l’aiuto che un terapeuta potrà dare per guidarci fuori dal circolo vizioso e permettere così di apprezzare i momenti belli della vita, non più inibiti da emozioni sconosciute e incontrollabili.

 

 

 

 

 

 


L’amore vero e profondo si esprime in semplicità e dolcezza, col desiderio di donare tutto di se stessi senza chiedere niente in cambio ma solo apprezzando la gioia di offrirsi a qualcuno che rappresenta la cosa più bella che la vita ci abbia donato.

 

Il vero amore non inizia a letto con un atto sessuale fine a se stesso, espressione di possesso senza la minima attrazione sentimentale. Esso inizia e sviluppa con la conoscenza dell’altro, senza la paura di innamorarsi veramente.

 

“Io ti amo perché ti sento parte di me e non perché in te cerco soddisfazione ai miei “non vissuti”. Ti amo così come sei, per quanto mi dai e vivo nella semplicità e nel calore dei nostri corpi e delle nostre sensazioni”.

 

È anche per questo che oggi molte coppie sono in crisi, perché manca la capacità di vivere il vero amore e i nostri schemi sociali non ci obbligano più a conservare intatta un’istituzione come la famiglia.

 

In noi continua ad esistere una carica aggressiva negativa che si esprime nel bisogno di vendicarci delle sofferenze patite, rifiutando gli altri come noi ci siamo sentiti rifiutati, usando la stessa arma che da piccoli ci ha ferito indelebilmente.

 

 

 

 

 


Se un giorno ci guarderemo allo specchio e ripercorreremo il nostro vissuto, dovremo chiederci cosa abbiamo fatto per essere diversi, per sfaldare la nostra aggressività, il nostro orgoglio e vivere l’amore.

 

Non dovremo più vendicarci, bensì fare qualcosa per capire dove stiamo sba­gliando. Solo così il seme portato dal vento potrà radicare nel terreno fertile che abbiamo preparato e solo da quel momento il sentimento alterato dal volto della

nostra “madre fantasmatica” (uomini - complesso di Edipo) o del “padre fantasmatico” (don­ne - complesso di Elettra), scomparirà e non inquinerà più la nostra coscienza e la nostra vita.

 

Ed è con questo semplice scrit­to che Vi saluto ed auguro di vivere il vero amore.

 

 

 

 

 

Home