Centro Naturalista Italiano

 

PANAKEIA

 

Dialogo aperto

                                                                                                            Nota: il nome utilizzato è puramente occasionale

 

 

 

L’AFFETTIVITA’

MI RENDE VULNERABILE

 

 

 

 

 

Mi chiamo Francesca e ho trentadue anni.

         

È la prima volta che scrivo ad un periodico per chiedere dei consigli riguardo al mio stato depressionale. Il mese scorso, dopo due anni di intensa cura da uno psicologo, ho deciso di smettere, dato che i benefici non si facevano sentire. Ho usato per lungo tempo degli psicofarmaci ma mi rendevano uno straccio  in crisi più di prima. Dopo la loro assimilazione entravo in uno stato di passività che mi faceva correre al bar più vicino, per prendere un caffè forte, senza zucchero visto, che ormai ero diventata come una "barca"; e tutto solo per tenermi su di morale, dal momento che la mia attività lavorativa prevedeva un continuo contatto con il pubblico. Vorrei sapere alcune sue impressioni in merito!

 

 

Gentile Francesca, la ringrazio per la stima che pone nei miei confronti, ma devo anche far rilevare che il suo scritto non è poi così ricco di informazioni; per esempio non evidenzia il suo stato affettivo, valore  notevolmente importante. Comunque cercherò nel mio meglio, di rispondere alla sua domanda.

 

Certo che da sola non le  sarà  facile uscire da questo suo stato neanche con l'utiliz­zo di qualche farmaco miracoloso consigliato da un medico o dalla cara amica. L'impegno grande deve nascere dentro di lei! È riscontrato che una donna su quattro, ha speri­mentato uno o più episodi depressivi, almeno una volta nella vita. Si tratta di una sensazione molto deprimente, di cui non è facile definire l'intensità .­..

 

Essere depressi non è la stes­sa cosa che sentirsi tristi per un evento spiacevole, e neppure insoddisfatte per uno stato di cose che non ci appartiene. Non è nemmeno qualcosa di simile al rimpianto per un momento felice che non tornerà più. È qualcosa di più complesso e paralizzante: è un cupo svuotamento di forze, come la sensazione di non valere niente e che, d'altra parte, poco importa ottenere qualche cosa di diverso.

 

Questo stato indefinito nel non sentirsi nessuno, può essere definito come un "male oscuro" che si esprime  nell'oscuri­tà trasparente indefinita e priva di forma. È spon­taneo chiedersi, perché tale stato capita più frequentemente alle donne? La mancanza di un partner, oppure l'incomprensio­ne nella gestione individuale di un proprio spazio intimo, la maggior affettività, di certo rendono la donna più vulnerabile dell'uo­mo di fronte a tale stato che si trasforma in frustrazione, l'assid­ua presenza di un'amiciz­ia insoddisfacente può avvelenare la vostra vita più profondamente di quanto possa accadere in qualsiasi altro momento difficile, oppure può nascere da disturbi della personalità, o da cattivo adattamento all'ambiente, presentandosi "mascherata", in forme subdole e striscianti.

 

Anche l'ambiente lavorativo può dare o meno delle soddisfazioni. Infatti, se da un lato può compensare eventuali disagi personali, dall'altro può accadere che vi faccia sentire colpevoli per qualcosa che non si riesce a fare, o inadeguate di fronte a tutti i compiti che vi vengono assegnati, dandovi il senso di essere  nessuno!

 

Certamente non dobbiamo dimenticare che il nostro benessere psicofisico si fonda su un delicato equilibrio ormonale che può venire turbato e riassettato su basi diverse in varie età della vita, producendo anche temporanei dissesti emotivi. Le giovani donne, solitamente attraversano uno stato di sottile vulnerabilità nel periodo di attesa del menarca, come pure lo stesso fenomeno si può frequentemente presentare dopo una gravidanza o nella menopausa. È facile dedurne che la depressione,  incide negativamente sulle funzioni dell'appara­to genitale femminile. Infatti il delicato equilibrio ormonale può venire alterato, ed ecco che le mestruazioni possono scomparire, o diventare molto dolorose, o ancora, formarsi delle vaginiti. Talvolta chi desidera avere un bimbo, non riesce a concepirlo pur desiderandolo intensamente! La causa può derivare da uno stato depressionale incontrollato o strisciante.

 

Motivo in più per non trascinare inutilmente situazioni che vi fanno soffrire illudendovi che passeranno, o che ce la farete da sole.

 

Non fate come quel signore che pretendeva di tirarsi fuori dalla palude afferrandosi, egli stesso, per i capelli e tirandoli verso l'alto! Una delle caratteristiche della depressione è lo svuotamento di volontà, che subisce la persona: diviene persino difficile affrontare piccoli impegni di ogni giorno. Com' è possibile trovare l'energia per uscire da questo stato e ritrovare il gusto alla vita?

 

Sig.na Francesca lei mi ha scritto che si era affidata ad uno psicologo. Comunque non sempre è necessario correre dallo psicoterapeuta, ogni volta che ci sentiamo giù, sempre ché, il cattivo umore non duri più di una settimana. Può essere appunto un solo momento di cattivo umore, se, in fondo al cuore, sappiamo benissimo che cosa lo ha originato.

 

La cosa consigliabile è rimuovere le cause, quando que­ste generano uno stato di aggressività che ci si ritorce contro (anche se in certi casi, può essere visto addirittura come un modo positivo per reagire a un ambiente ostile).

 

Ma se invece vegetiamo negligentemente, di settimana in settimana, in un oscuro malessere, accettando passivamente gli avvenimenti; se non ci rallegra neanche un po' un nuovo incontro, o un nuovo bellissimo vestito; se le parole "entusiasmo, soddisfazione" non si trovano più  da un bel po' nel vostro vocabolario... allora è il momento di correre ai ripari. Vi ricordo che la depressione è uno dei disagi psichici più ribelli ad ogni trattamento farmacologico, anche se ultimamente sono stati fatti passi molto significativi in merito. C'è da evidenziare che nessun prodotto terapeutico è mai del tutto esen­te da effetti collaterali negativi; poi è innegabile che le tappe della maturazione di ogni persona passano attraverso esperienze dolorose.  Inoltre, essendo le donne più sensibili, rispetto agli uomini, hanno anche più facilità a cadere nel pozzo nero della malinconia, anche se in situazioni diverse. Certo che con la forza della volontà, riescono a risalire la voragine che le affligge, arricchendosi umanamente, di forza e volontà.

 

Ogni volta che si cade nel pozzo dell'insicurezza umana, è importante scendere fino in fondo alle radici più profonde, inebriandosi nella semplicità e nella bellezza della vita umana confusa dalla nostra. Nell'usci­re da tali esperienze è importante portare con noi tutto ciò che permette di comprendere quello che agli uomini manca per conoscere pienamente sé stessi, consentendoci così di superare nuovi problemi e di non lasciarci galleggiare in una irresponsabile pseudoserenità, come niente fosse successo.

 

È fondamentale istituire uno stato di fiducia con sé stessi assaporando, anche se lievemente, quello stato di disponibilità a vivere con volontà, una prospettiva diversa, nei suoi aspetti positivi che negativi.

 

È fondamentale la prevenzione verso queste cadute depressive. Il corpo, di per sé, può ammalarsi per il nostro stato depressivo, somatizzando i disturbi; può avvenire anche il contrario: cioè, un corpo ben tenuto, impedisce alla psiche di ammalarsi.

 

Se non ci si indebolisce con diete dissennate (a proposito, sapete che i regimi alimentari, che normalmente si trovano in commercio, volti ad abbassare il colesterolo, hanno spesso l'effetto collaterale di far insorgere la depressione? Occorre educarsi ad utilizzare un'alimentazione combinata, basata sui monopiatti e su alimenti di origine biologica o meglio ancora biodinamica) certamente riusciremo a ristrutturare meglio l'individua­le stato depressionale. Inoltre se in alcuni momenti della giornata, ci muoviamo all'aria aperta ed evitiamo di intossicarci con alcool e sigarette ecc. ecc., abbiamo già fatto un bel passo per distanziarci dal rischio depressionale. L'altra strada, che molti conoscono già, è quella del pensiero positivo: essere ottimisti costa poco e aiuta molto. Iniziamo ad apprezzare tutto quello che di buono ci capita, soprattutto le piccole cose,  che forse tanto piccole non sono: ascoltare una buona musica, cogliere al volo lo scorcio di un bel panorama, leggere negli occhi di una persona che vi sta a cuore, o di un amico, o di una/o che banalmente incontriamo per la strada e ci capisce al volo...

 

È importante saper riconoscere una vera gioia, quando la si incontra, e viverla!

 

Così, quando si incontra un amico: offriamogli un sorriso ricco di felicità!

 

 

 

 

 

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