Centro Naturalista Italiano

 

PANAKEIA

 

Dialogo aperto

                                                                                                            Nota: il nome utilizzato è puramente occasionale

 

 

 

GIOVANI AFFEZIONATI ALLA MORTE

 

 

 

 

 

Mi chiamo Vanessa.

 

Sono una signora giovane di quarantacinque anni (scusatemi ma sono convinta che a quarantacinque anni si è ancora giovani, vero?). Mi sono sposata all'età di ventiquattro, e dopo tre, ho avuto un figlio: Michele. Del mio matrimonio non mi posso lamentare: niente di particolare. Mio marito è affettuoso, sereno e sessualmente equilibrato. Viviamo in un piccolo paese di campagna. La mia vita è casalinga. Da giovane ho frequentato solo le scuole dell'obbli­go e sento che mi manca la cultura verso mio figlio che spesso entra in crisi per le mancate direttive di vita. Nel paese in cui vivo, ci sono altre donne come me che non sanno più che cosa fare con i loro figli. Gli do’ il massimo del mio amore ma lui dice che è stanco di questa vita insipida. Le ragazze non gli interessano, dice che ne può fare a meno! Fuma, si veste a modo suo, la camera dove dorme è sempre sotto sopra, la sistema un po’, solo quando gli fa comodo. Non vuole che io vada a mettergliela in ordine. È stanco, vuole vivere a modo suo, e con chi vuole lui. Certo che per me e suo padre la vita non è semplice, si ha sempre paura che combini qualcosa di grave. La ringrazio già da ora della sua risposta.

 

 

 

 

 

 

 


Signora Vanessa è un periodo difficile per tutti i genitori. I figli chiedono soldi, e vita facile. Vogliono tutto e subito, a qualunque prezzo, non ti lasciano neanche il tempo di respirare. Di fatto non è che siano dei "mostri", sono ragazzi del tutto normali, incapaci di sognare. Non credono nella speranza. Rischiano la morte solo per il fatto di sentirsi forti.

Si pensi, che alla maggioranza delle ragazze non piacciono più i ragazzi buoni, perché definiti privi di carattere, e non sanno cosa farsene, cercano quelli che hanno coraggio anche di morire per loro, altrimenti è un 'finocchio' e basta.

 

I giovani vogliono il motorino di moda, il giubbotto in finta pelle, con il pa­cchetto di sigarette nel ta­schino, o ancora meglio il sacchetto del­ tabacco con il pac­chetto di cartine e farsi da loro la sigaretta: una rotolatina, tra le dita, una leccata, e fatta, una stri­zzata al fiammifero di legno lungo la cucitura dei jeans o sulla suola delle scarpe o sul primo muro che trovano e cicchettano, finché la cicca non brucia le loro unghie.

 

 

 

 

 

 


I giovani d'oggi, vogliono far parte di quei gr­uppi dove si sentono di essere i più forti, e possono fare ciò che vogliono e nessuno deve avere il coraggio di dire qualcosa, altri­menti, non esiste parentela di sangue che tenga! Sostengono che non sono loro che hanno voluto nascere, è stata la sola volontà dei genitori, e adesso è giusto che paghino e che soddisfino le loro esigenze anche a costo di duri sacrifici. Se così a loro non sta' bene, potevano lasciarli dov’erano non hanno chiesto di

essere partoriti, sono solo stati il frutto di un capriccio ed adesso è giusto che li mantengano, altrimenti spaccano tutto e li denunciano perché non sanno accudire ai loro figli, che tanto decantano di amare!

 

 

 

 

 

 


La famiglia, per un giovane, conta se­mpre meno, mentre gli amici se­mpre di più.

 

Le notti in discoteca, birra, musica assordante, voglia di protagonismo, vestiti all'ulti­ma moda, i concerti, le feste in case abbandonate, scritte sui muri... Tutti insieme, per sentirsi forti, vivi e pieni di coraggio.

 

I giovani non sono né buoni né cattivi, sono solo il quotidiano termometro del disgusto giovanile, ed in questo periodo la loro temperatura è altissima.   

 

 

 

 

 


Qu­esta reazione proviene dall'educazione familiare dove, fin da piccoli, li hanno sempre messi di fronte alla televisione perché ste­ssero buoni. Quan­do un bambino piange, dà sempre fastidio, specie quando i genitori vogliono  stare in pace, e spe­sse volte il figlio è in più..­.

 

Comunque c'è da dire che non tutti i ragazzi sono violenti e/o avidi di denaro.

 

Diversi, studiano con passione ed impegno, si occupano di volontariato.

 

Ma ora la violenza diviene protagonista, ed utilizzata con una tale incoscienza che sconvolge! Se si chi­ede al ragazzo di Foligno, che diverso tempo fa uccise il suo amico con un forchettone da cucina, perché lo fece, lui certa­mente le ri­sponderebbe che lo­ uccise solamente perché l'infastidiv­a: “...gli avevo detto di smetterla, e lui invece ha continuato, finché mi sono arrabbia­to... presi il forchettone, gli diedi il primo colpo, poi altri e continuai perché lui, testardo, non voleva morire, finché finalmente lo vidi cadere a terra. Mi sentii meglio! Dopo, il fatto mi lasciò indifferente, anche se i ­ miei amici mi rispettavano di più. Alle volte è bene eliminare chi se lo merita. Anche perché è un peso per la società".

 

Interpellando i suoi amici, dissero che era un ragazzo del tutto normale, non era per niente un mostro, sapeva quello che voleva! Il fatto è accaduto perché il suo amico continuava ad infastidirlo e lui ha perso la pazienza e lo ha ucciso, così almeno l'ha finita di rompere! Ogni ta­nto c'è qualcuno che dà fastidio, e noi per farlo smettere, ci difendiamo come capita.

 

Ci sono altri esempi che si possono citare (correnti o di diverso tempo fa): il sedicenne della Pensilvenia (USA) che uccide a colpi di fucile il padre e la madre solo per imitare l'eroe di un film, il quale per il suo 'massacro' non viene punito, anzi viene festeggiato con una bicchierata e reso famoso dalla pubblicità fatta dai mass-media.

 

 

 

 

 

 


Quel ragazzo del sud che invitò l' amico a fare un giro in macchina in un posto tranquillo, e in una stradina di campagna gli disse di fermarsi un attimo. Il suo amico lo aspettò. Poco dopo giunse con un fucile e l'uccise sparandogli più colpi. Terminata la storia, andò a casa a stendersi sul letto come niente fosse. Quando andò la polizia a prenderlo disse: "Portatemi in prigione."

 

Giovane perbene, tranquillo, regolare, improvvisamente compare in prima pagina perché si divertiva a prendere a sassate gli automobilisti. L'altro dona una ba­mbola ad una zingarella che poi scoppia tra le mani facendo perdere la vista a suo fratello che teneva per mano nei pressi di un semaforo per chiedere l'elemosina agli automobilisti. Qualche giorno fa un ragazzo pianta un pun­teruolo nel cuore di suo padre. A Verona una ragazza strangola la madre per avere la casa tutta per sé e dividerla con il suo fidanzato…

 

 

 

 

 

 


Signora Vanessa sono “esseri” incompiuti, eroi del nulla, stanchi della vita provinciale.

 

Tutto ciò può aiutarci a com­prendere che cosa c'è dentro i giovani d'oggi, magari anche in quelli ­che riteniamo normali: come i nostri figli, i figli dei vicini.

 

Forse sono proprio quelli più tranquilli che vanno in giro con lo zainetto sulle spalle, che occupano la scuola in nome di qualche ideale, ma in realtà è solo il gusto della protesta che li fa muovere.  Ripeto, non sono mostri!

 

 

 

 

 

 

 

 


Certo che ci sono anche quelli che ammazzano perché sono folli. Generando delitti di schizofrenismo causati da stati di ricerca di novità, in delirio di costante persecuzione. Per loro, sono comportamenti perfettamente compatibili con la normalità.

 

Negli ultimi anni, i normali delitti sono aumentati del venti per cento, mentre quelli dei giovani "privi di paura della morte" del quattrocento e cinquanta per cento. E non sono giovani ammalati, sono del tutto normali.

 

Come il caso di quel giovanotto gay, che si è permesso di offendere la ragazza di una banda­.    Questa, assieme ai suoi amici, si recano a casa, del giovane, invitato ad uscire, lo presero a bastonate, calci, morsiconi. È morto mentre lo trasportavano, con la croce rossa, al pronto soccorso.

 

C'è da chi­edersi che cos'è la vita e la morte per un giovane, questi giovani che all'età di 18 anni hanno visto ogni giorno della loro vita morire qualcuno in tivù, come se la morte fosse un comune spettacolo di avventura, di gente che ammazza, am­mazza senza tanti rancori.   

           

Mo­rti spe­ttacolari, puliti, senza sofferenza. Come quei famosi ragazzi che si stesero sui binari del treno per attendere il suo arrivo, solo per provare l'emozione di morire ad occhi aperti e senza muoversi più di tanto.

 

Questa morte completamente reversibile, frutto d'i­nganno dei film televisivi e cinematografici dove il protagonista, morto in un film lo si ritrova in un altro come se nie­nte fosse accaduto! Eppure la resurrezione è avvenuta una sola volta nella storia dell'uom­o!

 

Strano!  ma il giovane incosciente suppone che tutto sia possibile, anche far ritornare in vita il padre a cui si voleva bene, ma che in un momento di rabbia, gli si spara un caricatore addosso!

 

 

 

 

 


Giovani privi di coscienza della vera morte. Ma al giorno d'oggi le morti non avvengono più in casa come una volta, ora i ve­cchi m­uoiono all'ospedale. I servizi funebri pe­nsano a tutto. La morte diventa qualcosa di astratto, difficile da identificare, mentre una volta accadeva in casa. I ba­mbini vedevano i nonni morire, e si rendevano conto di che cos'era la morte, anche perché non li vedevano più giocare con loro.

 

Oggi per i giovani tutto è normale, perciò può bastare questa inco­scienza della morte, per spiegare tanta facilità ad uccidere.

 

 

 

 

 

 

 


Ma  non è solo questo, è presente un altro componente: tutti i giovani mancano del senso del futuro.    Esiste solo il qui e ora, il presente dilatato, coperto di nebbia, in una vita iperconcentrata. "Voglio il motorino!" "Lo  avrai solo se sa­rai promosso!" "Come! Lo voglio subito, ade­sso. "I giovani non sanno neanche che cosa vuol dire attendere, o provare a farsi un pr­ogetto della loro vita. "Oggi sono qui, e domani si vedrà." Perciò: "o subito o niente".

 

Ciò riduce di molto la coscienza delle loro azioni, visto che non sanno valutare i rischi di ciò che può causargli e tanto meno le co­nseguenze che i loro atti generano.

 

La famiglia ha sempre minore importanza. È importante l'amico/a, il gru­ppo dove ci sono regole da seguire fatte da loro stessi dove per emer­gere devi fare qualcosa di eclatante, pericoloso: compare l'idillia­ca figura del 'guerriero'!

 

Certo che, per un genitore, il problema non è facile. Fregarsene? Non è possibile! Le origini, solitamente, derivano da  una ma­ncata comunicazione tra giovane ed anziano. In questi ultimi anni (dalla fine dell'ultima guerra) c'è stato un ­rapido sviluppo economico, quindi maggiori disponibilità finanziarie, conseguente aumento degli anni di studio, generando in breve tempo una distanza fra le due generazioni quasi insormontabile, causando una incomunicabilità tra ge­nitori e figli. I genitori accontentano tro­ppo facilmente i loro figli tanto per farli star buoni, e così facendo non gli consentono di maturare co­scienza, dei mezzi onesti con cui guadagnarsi dei soldini che consentirebbero di soddisfare i loro desideri. Certo che il chiedere inappropriato dei figli verso i genitori è anche frutto dell'evidente influenza qu­otidiana dei ma­ss-media pubblicitari, in cui è difficile comportarsi diversamente.

 

Genitori che non sanno più da che parte stare. Spesso criticati da coloro che figli non ne hanno, oppure da quelli che, per il momento, i figli sono ancora dipendenti dalle loro direttive, per cui si sentono (anche se falsamente) più ascoltati e rispettati.

 

Se tra i genitori ci fosse veramente la volontà di aiutare i propri figli a non cadere nel marasma della incontrollabilità dei loro atti, aiutandoli a vivere più serenamente la loro vita, e agissero donandogli l'esempio di una vita sana ed onesta, tutto sarebbe più semplice! Ed invece già da piccoli gli inse­gnamo a mentire con il nostro esempio: suona il telefono, il figlio va a rispondere. "Papà c'è tuo amico ... che ti vuole." Il padre, prontamente, risponde al figlio. "Digli che non ci sono, e non sai quando ritorno." E poi ci lamentiamo!

 

Si sa che fatti del genere succedono spesso in una normale famiglia e magari poi si sgrida il figlio se alle volte dice qualche piccola bugia!

 

In ogni caso la televisione rimane una dei più grandi imputati del disordine giovanile. Sarebbe opportuno che fosse un po’ più regolamentata nel pubblicare certi fatti o film negli orari che i bambini gua­rdano la tivù, ciò vale per certi tipi di cartoni animati che più che culturali, sono l'espressione di aggressività e violenza.

 

Non si può permettere che i giovani ne abbiano accesso illimitato! I giovani non ragionano come gli adulti. Sono diversi sia nel pensiero che per esigenze di vita. Sono contrari alla critica prendono il mondo come viene: "Tanto, se mi va male, c'è sempre la mia famiglia che mi mantiene."

 

I giovani cercano il diverso. "Dato che tutti si vestono bene, io mi vesto con stra­cci". "Hanno detto che la scuola è fatta per studiare, io vado a scuola, ma senza studiare, tanto poco mi interessa" e così via dicendo!

 

E non parliamo di certi tipi di moda correnti frutto di espressione repressiva sia a livello sessuale che affettivo. Vogliamo dimostrare ciò che non abbiamo o ci illudiamo di avere.

 

Signora Vanessa come può vedere il problema non è facile da risolvere se di fatto non avviene una più affidabile pianificazione politica e culturale del mondo in cui viviamo, e di fatto non è che si possa cambiare dall'og­gi al domani. Inoltre, c'è da valutare il comportamento particolare di certi genitori verso i loro figli: come quel particolare caso della ragazzina di tredici anni, abitante a Castiglione (Sicilia) con i genitori, ed in particolare la madre, la co­ncedevano ad amici per abusi sessuali (prostituzione). La madre si è giustificata affermando che necessitava di soldi per mantenere la famiglia.

 

Come non ci soffermiamo sulle 7.000 famiglie sotto controllo dalla Questura di Milano per violenza sull'infanzi­a. Come il caso di quel bambino di otto anni che e­sprimeva pubblicamente­ con i suoi a­mici, volgarità ed atti erotici enunciati dall'anormale co­mportamento dei suoi genitori, zie e dal bisnonno di circa ottant'anni. Tale comportamento è imputabile a tare genetiche culturali, in quanto tutti i familiari sono colpiti da pedofilia. Essa non è altro che una perversione sessuale dell'adulto caratterizzata da rapporti con bambini, che a volte assumono caratteri di gravi violenze.

Nell'uomo prevale in soggetti impotenti, spesso nella senilità. I rapporti possono essere omosessuali, eterosessuali o rivolgersi all'u­no e all'altro sesso. 

 

 

 


Violenze sui bambini ne vengono continuamente fatte ad insaputa di tutti, nonostante tutte le iniziative promosse in loro difesa per stimolarne la denuncia. Ciò che si conosce è solamente la parte esterna di un­ ­iceberg, infatti ciò che non è manifesto è molto maggiore.­

 

Ma chiediamoci pure: "Quei bambini che hanno subito violenza, che reazioni avranno nel momento in cui diventano grandi? e nel caso abbiano dei figli, come si comporteranno a loro volta?"

 

Signora Vanessa, a proposito ci sarebbe ancora molto da dire, inoltre non è che tali com­portamenti degli adulti verso il bambino siano solo merito del tempo attuale. Ciò si riscontra fin dalla notte dei tempi, dove persone adulte­ affette da stati repressivi, sia­ affettivi che sessuali, approfittavano dei giovani per le loro soddisfazioni.

 

Per cui, al giorno d'oggi tante novità che ci sembrano sconvolgenti non sono nient'alt­ro che un adatta­mento allo stato attuale della vita. Specialmente per un giovane, è difficile vivere se gli manca un punto preciso di riferimento (esperienza di vita).

 

 

 

 

 

 

 

 


Ecco che si ritrovano a vivere, la "vita del momento", la loro superficialità. Diversi programmi della TV invece d'essere d'insegnamento al giovane, lo confondono proponendogli spettacoli di aggressività e violenza dove la morte è di basso costo. Ci sono persone che sostengono qu­alche particolare azione pubblicizzata dai mass-media come: salvare la natura, il difendersi dallo smog, dalla puzza di benzina, ecc. Battaglie che durano qualche gio­rno o fino a sera. Oggi protestano per non tagliare un albero e, magari, il giorno dopo lo vanno a sco­rticare. Tutto dipende dal loro estro: alla mattina possono aiutare una vecchietta, e alla sera aggredire un uomo delle pulizie per

accappararsi quattro soldi che magari gli servono solo per comperarsi le sigarette.

 

I nostri figli non sono diversi dagli altri. È importante amarli, parlare assieme, confidare le nostre esperienze che per loro possono essere interessanti: possono anche accendersi di passione quando incontrano un adulto sincero, coerente, che ha davvero voglia di comunicare con loro. È  logico che tutti i giovani non sono cattivi, come nean­che tutti buoni.

 

Soprattutto in quest'ultimo periodo sono attratti dal "sacro", professato da qualche santone. Pertanto per le sette questo è un momento favorevole per accappararsi proseliti. A merito di ciò, qualsiasi profeta di strada può avere schiere di seguaci pronte a qualsiasi azione contro i metodi di vita tradizionali. I giovani vogliono un qualcosa di diverso, la solita storia li stanca, il denaro non li interessa, se non per i suoi fini. La vita  se la vogliono godere a modo loro, il denaro viene bruciato nel consumismo; il futuro? Non esiste nel loro vocabolario, e di conseguenza non hanno il senso del risparmio e del sacrificio!

 

La vita è tutta una contraddizione. Nei ghetti di Los Angeles si ammazzano per un paio di scarpe o per un dente d'oro. Pietro Maso uccise i suoi genitori al fine di possedere prima la loro eredità ...  ma quei soldi non sarebbero serviti per trarre dei frutti e vivere di rendita. Li voleva subito, per bruciarseli in piaceri momentanei. Perciò è questo il denaro che piace ai giovani. Quello fresco, che si scambia subito soddisfando il capriccio del momento.

 

Giovani che al lavoro fanno straordinari di pieno al fine di un Cd, delle scarpe di moda, del motorino, al domani non lasciano niente. Gli assicuratori fanno affari magri con loro ed è per questo che si rivolgono ai genitori per l'assicurazio­ne ai loro figli.

 

Anche il lavoro lo pre­ndono con disinvoltura: "Se sto bene, se mi diverto, ok. Altrimenti me ne vado, in qualche modo camperò".

 

L'unica cosa che vede un giovane pronto, se serve, anche a terribili sacrifici è la cura del corpo. L'ossessio­ne di essere attraenti. Ma il fine non è quello di essere sessualmente più appetibili, in special modo ai maschietti il sesso poco interessa, non è più gratificante. Per le ragazzine invece la questione è diversa specie da quando, grazie alla pillola, hanno scoperto il diritto di provare piacere. Mentre per i maschietti il sesso è diventato una performance faticosissima, frus­trante, per niente piacevole. Infatti sono in aumento i casi d'impotenza da disinteresse e da stress. Sono sempre più diffusi gli stupri (violenza carnale, in particolare su donna vergine) simulati. La ragazza viene aggredita e spogliata, ma nessuno la viola davvero. È un sesso simbolizzato, così tanto per piacere del fatto.

 

 

 

 

 


Molti giovani pa­ssano ore di fronte allo specchio a lisciarsi per bene o a spendere soldi al centro ab­bronzatura.  Tutto ciò solo per placare il terrore di non piacersi, o di non piacere agli am­ici, al gruppo, con paura di essere messi da parte perché considerati poco attraenti.

Si può dire che questo è sempre stato da quando esiste mondo. Ma oggi la moda si muove troppo velocemente e fa sentire ancora di più il co­mplesso dell'adolescente che non accetta il suo nuovo corpo, che si vede un sedere enorme, un naso inaccettabile, e specie per una ragazzina il "fatto di ogni mese". Una volta c'erano più compensazioni del giorno d'oggi. Ci si confidava di più, mentre oggi, più volte, si trovano da sole nel desiderio di imitare certe dive televisive create dalla pubblicità, e per la ragazzina diventano modelli irraggiungibili che generano stati depressivi. Pertanto è pronta a tutto, magari con atti poco dignitosi al buon costume!

 

Signora Vanessa tutto ciò senza trattare il problema droga, un mondo vasto, ricco di confusione e di interessi. I giovani sono molto disorientati e spesso si affidano alla droga come diversivo al reale.

 

Per ogni genitore, dev'esse­re fondamentale avere un buon rapporto con il proprio figlio, i test sono solo delle assurde panacee. Sei tu genitore che devi interessarti della salute mentale e fisica di tuo figlio. L'unica strada è il dialogo non impositivo, la vicinanza come genitore e non come amico, l'amore. L'amicizia può iniziare oggi e finire domani, mentre sia oggi che domani un padre, una madre dovrà essere sempre padre e madre in qualsiasi momento che il figlio necessiti onde superare nel miglior modo possibile il suo stato di confusione generato dalla crescita ed in special modo nello "stato di identificazione personale" che consente il passaggio da giovane a uomo.

 

Non attendete il momento per dire: "Mio Dio, si droga!" Ma intervenite prima donandogli l'esempio di una vita sana dove esso possa costruirsi una vita e vivere l'amore. Diverse volte il comportamento particolare dei giovani è frutto dello stadio ansioso, possessivo, autoritario dei genitori. Ciò non significa lasciarli fare ciò che vogliono, ma significa aiutarli a trovare un senso concreto nella vita.

 

I genitori dovrebbero capire che un giovane diventato adulto dovrebbe rimanere il meno possibile alle loro dipendenze. Deve scoprire e conquistarsi la vita e non essere succube mantenendosi legato con il cordone ombelicale psicologico, ai suoi genitori. È inutile pretendere di educare un figlio a vent'anni, lo si doveva fare ancora prima che nascesse educandoci noi!

 

È importante intervenire nella educazione primaria di un figlio, sia a casa che nella scuola. Il consumismo uccide il giovane privandolo di creatività (oggi, bastano soldi, tutto è già pro­nto).   Nessuno è più povero di chi non ha desideri.

 

Avere meno non vuol dire star peggio, è solo contenere il superfluo. Forse, detta con le pinze anche se è poi la verità, una crisi economica profonda potrebbe me­ttere in sesto le cose.

 

Al giorno d'oggi c'è troppo da spendere privandoci il gusto, il piacere della conquista. Oggi tutto è buono, si consuma tutto, come pure l'affetto in famiglia, tra gli amici e la gente. Ormai, superato il primo stadio della novità, dappertutto è vuoto, privo di senso. Capisco che non è facile. Ma la strada migliore per vivere un figlio, sarà sempre quella di viverlo rispettando il suo stato evolutivo senza imporre il nostro, ma donandogli il meglio da genitori, offrendo spazi in cui possano sentirsi  protagonisti nella vita di tutti i giorni.

 

I momenti possibili divideteli con loro, sia nelle piccole che grandi cose.

 

Genitori sappiate che il comportamento di un figlio ha sempre il fine di affermare: "io esisto".

 

 

 

 

 

 

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